BRESCIA – Convegno “Salute Bene Comune”, Federconsumatori: “Parlato di riforma, ma non diritto alla salute”

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Nel convegno organizzato dal Comune di Brescia il 22 novembre scorso su “Salute Bene Comune” si è discusso della proposta di riforma della sanità in Lombardia contenuta nel libro bianco della Regione del 30 giugno. Il titolo richiamava il concetto di salute, ma il tema è girato attorno all’apparato della sanità, ovvero s’è parlato della malattia e della cura, anziché dibattere sul diritto alla salute, come era logico attendersi. Nei contributi portati dai principali attori della sanità pubblica e privata territoriale, presenti all’iniziativa – si legge in una nota di Federconsumatori Brescia – non sono mancati appunti e richiami a criticità riguardanti gli ambiti specifici nei quali essi operano. Bene ha fatto la Cgil a richiamare i disastri prodotti dalla riforma Formigoni e a ricordare che quanto si stava discutendo non poteva prescinderne.

A rappresentare il cittadino utente è stato invitato il solo Tribunale del Malato, che ha lamentato la carenza, condivisibile, riscontrata sull’annoso problema dell’informazione nel rapporto tra medico e paziente. Come Federconsumatori di Brescia, da anni seguiamo le problematiche legate alla salute e tra queste un grande rilievo lo hanno quelle relative alla sanità. Nella nostra attività – continua la nota – abbiamo rilevato vari aspetti critici, puntualmente segnalati ai soggetti interessati e alla stampa locale, con alterni risultati. In continuità con ciò, intendiamo con questa nostra, invitare a riflettere su due aspetti che non riscuotono la dovuta attenzione: la prevenzione e il risarcimento dei danni. Il primo è ampiamente richiamato in tutte le sue articolazioni nel progetto di riforma e sulla “promozione di stili di vita salutari”, si sofferma la nostra attenzione.

Siamo un paese ad alto rischio di obesità, ipertensione, malattie cardio-vascolari, alcolismo e ludopatie, che hanno pesanti ricadute sui costi della sanità pubblica, eppure nel progetto della Regione Lombardia, non si vedono atti concreti per “rendere facile l’adozione di comportamenti salutari”. Non vengono prese decisioni per ridurre gli zuccheri, il sodio e le farine raffinate negli alimenti industriali, né tanto meno si chiede di vietare la pubblicità degli alcolici e del gioco d’azzardo, come fatto a suo tempo con il tabacco. In virtù del principio della “libera scelta”, il cittadino è lasciato solo e soggetto all’aggressione dell’industria del business e del libero mercato. “Allearsi con il mondo della scuola, dell’impresa e dello sport” per realizzare la promozione di stili di vita salutari, secondo noi non è sufficiente. Tale azione va supportata con leggi che limitino i fattori di rischio per la salute pubblica sopra richiamati e vanno pensati incentivi, anche attraverso la detrazione nella dichiarazione dei redditi, per quelle attività ritenute salutari. Da tempo alcune aziende americane hanno incentivato, anche con premi in denaro, l’attività fisica dei propri dipendenti, con significativi risultati.

Del secondo problema, ovvero dell’accesso del cittadino al risarcimento dell’eventuale danno subito, non se ne trova traccia nel documento in discussione. Eppure è un problema che sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti. Fanno notizia le periodiche proteste dei medici sottoposti a cause di risarcimento o le cronache riguardanti le cliniche degli orrori, ma degli ostacoli che incontra il cittadino comune nell’azione di richiesta di un risarcimento, nessuno ne vuole parlare. Nemmeno esistono dati sulle inefficienze del sistema. Bilanci sociali, dati degli Urp o degli Uffici Controllo Qualità Prestazioni Sanitarie delle Asl, quando esistono non danno il quadro della situazione.

L’unica cosa certa è che sono stati chiusi i cordoni della borsa ed al paziente soggetto ad un danno, non rimane che abbandonare e rinunciare all’azione. In molti casi davanti a ciò che si prospetta, l’abbandono avviene ancora prima di intraprendere il percorso di richiesta del risarcimento. Nessuno vuole vedere le carceri piene di medici, ma neanche il paziente cornuto e beffato. Dal momento che la medicina è, e resta, un’impresa fallibile – termina la nota – per il cittadino sono necessarie delle buone ed efficienti relazioni e una vera sede dove poter conciliare. Per i medici un serio controllo sulla copertura assicurativa obbligatoria ed un efficace sistema assicurativo.