BRESCIA – Al Nuovo Eden arriva il film rivelazione “Mommy”

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Giovedì 1 gennaio, presso il cinema Nuovo Eden, verrà proiettato il film “Mommy”, diretto da Xavier Dolan.

Un’esuberante giovane vedova, madre di un ragazzo, si vede costretta a prendere in custodia a tempo pieno suo figlio, un turbolento quindicenne affetto dalla sindrome da deficit di attenzione. Mentre i due cercano di far quadrare i conti, scontrandosi e discutendo, Kyla, l’originale, nuova ragazza del quartiere, offre loro il suo aiuto. Assieme, troveranno un nuovo equilibrio, e tornerà la speranza.

ORARI: giovedì ore 18.

“Folle, patologico, incestuoso, gioioso, appassionato, violento, comico, romantico. Ma non chiedete a Dolan una trama “coerente” o uno sviluppo narrativo “convincente”. Il suo cinema è fuoco, energia, è desiderio.”

Fabrizio Tassi – Cineforum

“Provate a raccontare questo film a qualcuno, dopo averlo visto: vi ritroverete nella bocca una manciata di banalità. Impossibile restituire la forza delle sequenze corredate dalla musica (tante canzoni, utilizzate per intero), la sapienza dei primissimi piani e dei dettagli come cifre dell’emotività, la profondità di campo usata con inesorabile parsimonia espressiva, il simbolismo dei colori (il rosso e il verde) e degli oggetti (gli scatoloni). Il cinema non lo racconti, bisogna vederlo.”

Leonardo Gandini – Cineforum

NOTA DEL REGISTA

Sin dal mio primo film, ho parlato molto dell’amore.

Ho parlato dell’adolescenza, dei rapimenti e della transessualità. Ho parlato di Jackson Pollock e degli anni ‘90, di alienazione e omofobia. Dei college e del termine spiccatamente Franco-canadese, “speciale”, della cristallizzazione di Stendhal e della Sindrome di Stoccolma. Ho usato un linguaggio sciocco e anche triviale. Ho parlato in inglese, di tanto in tanto, e troppe volte ho anche detto delle vere e proprie scemenze.

Perché è questo il rischio che si corre quando si “parla” delle cose: ossia, il fatto che ci sia sempre il rischio, inevitabile, di dire delle scemenze. E’ il motivo per il quale ho deciso di rimanere nel campo delle cose che conosco, o di ciò che è nelle mie corde, per così dire. Delle tematiche che ritenevo di conoscere a fondo, o per lo meno a sufficienza, perché fanno parte di me o del quartiere nel quale sono cresciuto. O perché sapevo quanto vasta fosse la mia paura degli altri, e quanto lo sia ancora. Perché conoscevo le bugie che raccontiamo a noi stessi quando viviamo in segreto, o l’inutile amore che caparbiamente offriamo ai ladri del tempo. Sono queste le cose alle quali mi sento sufficientemente vicino per poterne parlare.

Ma se c’è un tema, anche solo uno che conosco meglio di qualsiasi altro, uno che m’ispira incondizionatamente, e che amo sopra a tutti gli altri, è certamente mia madre. E quando dico mia madre, intendo LA madre in senso lato, la figura che rappresenta.

Perché è su di lei che torno sempre. E’ lei che voglio vedere vincere la battaglia, è per lei che voglio inventare problemi che lei possa avere il merito di risolvere, è attraverso di lei che mi pongo delle domande, è lei che voglio sentire gridare quando non ci siamo detti una sola parola. E’ lei che voglio abbia ragione quando avevamo torto, è sempre lei, che ha l’ultima parola su tutto.

Ai tempi di J’ai Tué ma Mère, sentivo di voler punire mia madre. Da allora sono passati solo cinque anni, e credo che per mezzo di Mommy, stia cercando di farla vendicare. Non chiedetemi altro.

— Xavier Dolan, Maggio 2014