BRESCIA – Trivellazioni in “Sblocca Italia”, bassa bresciana vuole compensazioni su Comuni

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Sulle trivellazioni previste nel decreto “Sblocca Italia” per cercare nuove fonti di energia, la Regione Lombardia è partita all’attacco contro il Governo. Per esempio, dando il primo “no” ad ampliare la zona di stoccaggio del gas in provincia di Cremona perché si tratta di un’area, quella della bassa padana, a rischio sismico. Il diniego è arrivato direttamente dal presidente lombardo Roberto Maroni con l’assessore all’Ambiente Claudia Terzi perché servono studi scientifici che dimostrino come iniettare gas nel sottosuolo possa favorire movimenti sismici.

E la decisione presa dal Pirellone, come riporta la versione bresciana del Corriere.it, è fondamentale per alcuni progetti simili nella bassa bresciana come a Capriano del Colle e Bordolano. Già un anno fa, scrive ancora il Corriere, la Regione disse no alla Gdf Suez per mettere metano nel terreno tra Capriano, Bagnolo Mella e Dello, mentre lo scorso ottobre il decreto “Sblocca Italia” prevede di ripartire subito con le trivellazioni per cercare nuove fonti di energia.

Ma Palazzo Lombardia ha impugnato quell’articolo specifico alla Corte Costituzionale perché il punto, come prevede la Costituzione, sarebbe di competenza regionale. Come riporta il quotidiano, si fermano quindi le richieste di trivellazione sul progetto Scarpizzolo di Cygam oil che aveva ricevuto il via libera dal ministero e il Sospiro della San Leon Energy, insieme a Lograto della Exploenergy fermato dalla Regione.

Si aspetta, quindi, che la Corte Costituzionale si esprima sull’intervento, mentre diversi sindaci della bassa bresciana coinvolti dai progetti si sono ritrovati pochi giorni fa a Dello per lanciare alcune proposte. Per esempio, una rete di associazioni ed enti locali contro lo stoccaggio, oppure sollecitare i parlamentari bresciani sui decreti attuativi per fideiussioni per “disastro ambientale” e forti compensazioni per i Comuni che in questo momento non sarebbero previste. Una soluzione che potrebbe spingere le società energetiche a rinunciare per i troppi costi.