BRESCIA – Niente soldi pubblici BreBeMi, Cgil: “Sarebbe stato non legittimo. E non la usa nessuno”

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Sulla smentita del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi relativa ai presunti 270 milioni di euro promessi per il riequilibrio finanziario della BreBeMi con 60 milioni in compartecipazione da parte della Regione, sono giunti commenti da tutte le parti e si è aggiunta anche la Camera del Lavoro di Brescia. “Del nulla di concordato c’è da rallegrarsi, intanto perché il finanziamento era alquanto discutibile per legittimità, anche in rapporto ai vincoli europei in materia di finanziamento pubblico e concorrenza.

Inoltre, perché improponibile in tempi di tagli al trasporto pubblico per un’opera già criticata in territorio bresciano al tempo della sua progettazione e ora rivelatasi fallimentare. Il fatto che non ci sono soldi fa cadere anche l’idea di realizzare una interconnessione con l’autostrada A4, novità che, abbiamo appreso in questi giorni, sarebbe stata oggetto dell’intesa. Resta da chiedersi, a questo proposito – si legge in una nota della Cgil – quale utilità avrebbe avuto l’interconnessione della BreBeMi con l’A4, considerato che entrambe queste autostrade sono già ottimamente connesse attraverso la tangenziale Ovest e che il problema, casomai, circa il mancato utilizzo di BreBeMi è da ricondursi al fatto che, più dell’assenza di segnaletica, pesano le tariffe troppo onerose per gli autotrasportatori che preferiscono continuare a servirsi dell’A4.

E soprattutto, al fatto che BreBeMi si perde all’ingresso di Milano senza risolvere allo stato i problemi che investono la cintura all’ingresso del territorio milanese. Resta da considerare che il metodo tutto italiano di progettare le grandi opere o di recuperarle dal cassetto del passato (leggi progetto Tav Brescia-Verona) a prescindere da valutazioni aggiornate circa i bisogni strutturali del nostro Paese in rapporto alle prospettive di rilancio economico e occupazionale, va superato. Pena – conclude la Cgil – sommare opere insostenibili, continuando a sperperare denaro pubblico e alimentare il debito, senza alcun beneficio nel bilancio della ricchezza prodotta”.