MONTICHIARI – Latte e cereali, Fava ad Agricam: “Prezzo con stranieri è paradosso”. E poi “fattori esterni”

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“La liquidazione operata da Enrico Bondi con Parmalat è stata un disastro, che ha consegnato l’azienda in mano ai francesi. Bisogna avere il coraggio di dirlo, anche perché viviamo il paradosso di essere gli unici in Europa che nella trattativa del prezzo del latte vedono contrapporsi produttori lombardi e un’azienda di trasformazione che sigla il contratto che è straniera”.

Sul caso Parmalat e le conseguenze che oggi pagano gli allevatori lombardi è intervenuto l’assessore lombardo all’Agricoltura Gianni Fava stamattina alla cooperativa Agricam di Montichiari per parlare di “Sfida delle filiere cooperative agroalimentari bresciane”. Un appuntamento inserito nel ciclo di Confcooperative Lombardia “Coop & Cook”, per la promozione della cooperazione agroalimentare verso Expo 2015.

“Il latte lombardo è molto diverso da quello del nord Europa o di altre realtà – dice – ed è naturale che costi di più. Dobbiamo spiegare al resto dell’Unione europea i motivi di questi costi superiori, che però garantiscono una sicurezza alimentare e una qualità che deve essere riconosciuta.

Ogni giorno in Lombardia facciamo 70 mila analisi sul latte, dobbiamo fare in modo che questo servizio per la collettività venga riconosciuto dall’industria. In caso contrario – conclude l’assessore – il rischio è che venga meno una straordinaria filiera come quella del latte. E se dovesse scomparire l’agricoltura, verrà meno anche il presidio del territorio e non ci sarà ente pubblico in grado di colmare la mancanza”.

“Durante Expo mi piacerebbe che la Lombardia diventasse una mega demo-farm per mostrare alle delegazioni internazionali come funziona l’agricoltura del nostro territorio. Solo così potremmo spiegare ai 144 Paesi e alle tre delegazioni internazionali presenti per l’Esposizione Universale di Milano perché produrre meglio costa di più. E se riusciamo a differenziare le produzioni anche per una commodity come i cereali, che servono per la zootecnia lombarda e per le grandi Dop del Made in Italy, avremo compiuto un grande passo avanti”. Continua l’assessore all’Agricoltura, rispondendo stamattina all’annuncio del presidente di Fedagri-Confcooperative Lombardia, Fabio Perini, della volontà di presentare nelle prossime settimane la domanda per il riconoscimento di un distretto cerealicolo lombardo. L’ipotesi per il distretto coinvolgerebbe le province di Brescia, Mantova, Cremona, Pavia e Bergamo.

“Quando parliamo di cereali, però, è bene sapere che facciamo i conti con fattori esogeni – spiega Fava – perché il prezzo non si fa a Montichiari, ma a Chicago, perché è una commodity, che segue le oscillazioni del mercato mondiale”. Così, se la Pac a livello comunitario incentiva l’aggregazione e la formazione di organizzazioni di produttori e, dunque, la cooperazione, l’assessore Fava mette le mani avanti e specifica alcune distinzioni normative. “Il distretto è una modalità aggregativa – riconosce – ma per legge non costituisce una priorità per accedere ai finanziamenti. Non vorrei che ci fossero sul tema aspettative che la Regione non è in grado di soddisfare. I vantaggi per un distretto ci sono se questo funziona autonomamente e se va incontro ai temi del mercato”.

La Lombardia, comunque, nel prossimo programma di sviluppo rurale 2015-20, già pubblicato sul sito internet e in attesa dell’autorizzazione da Bruxelles, ha previsto per il comparto cerealicolo alcune misure di sostegno, anche alla luce del fatto che “una Pac negoziata dall’Italia in maniera balorda porterà un taglio dei contributi del primo pilastro quasi del 50% sulla monocoltura”, sentenzia Fava. Motivi per cui Palazzo Lombardia ha cercato di mitigare i danni con gli aiuti accoppiati e con misure di intervento sul mais e per favorire l’agricoltura conservativa: semina su sodo e minima lavorazione. “Nello specifico – anticipa Fava – abbiamo previsto un contributo di 240 euro all’ettaro per la semina su sodo e 55 euro per la minima lavorazione, che può contare anche su un premio aggiuntivo di 150 euro per ettaro”.