MAZZANO – Discarica Ciliverghe, Alberti (M5s): “Bomba a orologeria. Positivo l’intervento immediato”

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Discarica di Ciliverghe, che fare? Quella discarica è una bomba ad orologeria che non aspetta altro che esplodere. Questa situazione – dice il deputato Ferdinando Alberti del Movimento 5 Stelle in una nota – deve essere sanata il prima possibile ed in modo definitivo, non è più possibile rimandare ad un domani perché domani potrebbe essere troppo tardi, anzi oggi è già tardi. La strada intrapresa dall’amministrazione comunale e in particolare dal sindaco è ammirevole per il semplice motivo che per la prima volta assistiamo ad un primo cittadino che si interessa della questione e cerca di risolvere, una volta per tutte, una questione di prioritaria importanza per la salute dei cittadini di Mazzano. Ricordo che il sindaco è l’autorità sanitaria locale come sancito dall’ordinamento italiano e quindi questo approccio non dovrebbe essere un’eccezione ma la regola. Ma allora perché tante polemiche?

Non voglio in alcun modo difendere ne l’una ne l’altra parte ma semplicemente vorrei che si trovasse una soluzione subito e possibilmente condivisa da tutte le parti. Le tecniche per poter intervenire in contesti simili non sono tantissime: il capping, il “landfill mining” e “aerazione in situ”. Il comune di Mazzano ha optato per “l’aerazione in situ”. Forse lo svantaggio rispetto al capping o al landilling mining è che queste due ultime sono tecniche “mature” mentre l’aerazione in situ è più giovane e non può dare garanzie certe al 100% sulla sua efficacia. Ricordiamo anche che in Germania questa tecnica di bonifica e messa in sicurezza delle discariche esauste viene consigliata e incentivata (come in Italia). Va anche precisato che il progetto proposto non consiste solo nella cosiddetta “aerazione in situ”, ma si parla anche di potenziamento dell’impianto di captazione del percolato, della sua bioraffinazione mediante l’impiego di colture in grado di fissare le sostanze pericolose e infine del rifacimento della copertura del corpo discarica rimodellandola in modo tale che non vi siano più filtrazioni di acqua e quindi evitare la formazione di percolato.

Il costo dell’intero intervento – continua Alberti – dovrebbe aggirarsi sui 6 milioni di euro. Cifra importante e che giustamente ha fatto drizzare le orecchie a molti perché, ricordiamolo, si tratta pur sempre di soldi pubblici. Ma il costo di un semplice “capping” potrebbe ridurre la spesa della metà e non risolverebbe il problema, mentre il costo di un landfill mining sarebbe proibitivo. Non si può nemmeno negare che lo stanziamento di 1 milione di euro di cofinanziamento della regione Lombardia sia un riconoscimento della bontà del progetto. Nel documento prodotto dalle tre associazioni che contestano il progetto purtroppo ho letto solo critiche, a vario livello, ma non ho letto una proposta alternativa. Ritengo che quella discarica (come tutte le discariche realizzate oltre 20 anni fa) debba essere oggetto di interventi di bonifica e di messa in sicurezza immediata perché non abbiamo alcuna certezza sulla tenuta dei rivestimenti.

Non sappiamo esattamente cosa è stato conferito; siamo invece certi che i rifiuti urbani presenti non hanno subito alcun pretrattamento finalizzato all’abbattimento della frazione organica (quella responsabile della formazione di biogas e percolato) perché 20 anni fa “si faceva così”… insomma, lo ribadisco quella discarica è una bomba ecologica che non aspetta altro che esplodere. Tra tutte le critiche mosse dalle opposizioni al progetto quella che più mi lascia perplesso è che la “presenza nel corpo discarica di scorie da inceneritore” e la “presenza di una sottodiscarica” possano costituire un ostacolo a qualunque, aggiungo io, tentativo di bonifica e messa in sicurezza della discarica. E’ come dire: “siccome non sappiamo cosa c’è li sotto allora non interveniamo”. La presenza di materiali non autorizzati all’interno della discarica (vent’anni fa non esisteva la tecnologia di oggi ma le leggi si) sono fatti gravissimi se dovessero essere confermati e proprio per questo dobbiamo al più presto intervenire e verificare cosa è stato “nascosto” nella discarica di Ciliverghe e denunciare eventuali responsabilità.

Non possiamo tenere nascoste e sepolte le prove di possibili reati contro l’ambiente e salute dei cittadini. Infine, tengo a precisare una mia preoccupazione. Riguarda l’utilizzo delle cosiddette “colture energetiche”. Questo processo non è affatto virtuoso e non fa altro che rimettere in atmosfera le stesse sostanze o addirittura generarne di altre ben più pericolose. Su questo presterei estrema attenzione. Ritengo in generale positiva l’iniziativa dell’amministrazione comunale e l’impegno per eliminare un importante problema del nostro territorio. Spero che si possa giungere ad un confronto costruttivo tra tutti i cittadini e che si faccia finalmente luce sulla gestione passata di quell’impianto anche arrivando alla denuncia di eventuali responsabilità.

OSSERVAZIONI LEGAMBIENTE

DOCUMENTO SULLA DISCARICA

RISPOSTE AL SINDACO