VALCAMONICA – “Aperto_art on the boarder”, opere d’arte sui sentieri camuni usando un’app

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Dopo una stagione ricca di entusiasmanti iniziative, la Valcamonica ha ufficialmente inaugurato le opere di “Aperto_art on the border 2014”, residenza che dal 2010 sta rigenerando il territorio camuno con interventi di arte pubblica. Sparse lungo i sentieri della valle, le opere sono visibili al pubblico e rintracciabili con l’aiuto di “That’s Valley“, un’applicazione mobile per iOS e Android. Alla lunga serie di artisti con cui la rassegna ha avuto modo di collaborare nelle varie edizioni, si aggiungono le esperienze dei nuovi ospiti di quest’anno. Il curatore Giorgio Azzoni insieme alla collaborazione dell’antropologo Ivan Bargna ha invitato gli artisti Alessandro Nassiri Tabibzadeh (artista tutor), Carlo Spiga e Eugenia Vanni a lavorare durante la residenza estiva in Valcamonica sul complesso e vasto tema di questa nuova edizione: il cibo.

La fine della residenza e l’inaugurazione dei lavori realizzati nella valle si è svolta il 4 e 5 ottobre scorsi. Un’altra iniziativa di particolare riguardo è stata la presentazione del catalogo “Omaggio a Franca Ghitti”. Franca Ghitti, invitata alla prima edizione nel 2010 e deceduta recentemente, la valle le dedica il catalogo in occasione della mostra celebrativa a lei dedicata all’interno dell’imponente, quanto essenziale museo Musil di Cedegolo, dove le sue sculture dal sapore mitico e ancestrale si legano con sapienza, sia alla tecnologia delle macchine, quanto ai richiami degli archetipi dell’uomo raccolto in prime comunità. Si parte con Alessandro Nassiri Tabibzadeh per “L’uomo selvatico” a Monno all’agriturismo della Malga Mortirolo al Passo del Mortirolo.

Alessandro Nassiri artista e tutor dell’edizione “Aperto_art on the border 2014”, interviene con un film documentario, un corto d’autore che testimonia e racconta dell’uomo selvatico, una figura presente nella tradizione popolare della valle paragonabile allo straniero, mezzo uomo e mezza divinità tanto da ricordarci la figura mitologica di Prometeo. La tradizione narra di un uomo capace di trasmettere nuove tecniche utili alla comunità, ma che è allo stesso tempo uomo escluso, un reietto, colui che percorre una strada diversa da quella della gente civile. L’uomo selvatico riesce a trovare il proprio riscatto condividendo segreti e saperi della natura con la comunità che li tramanda di generazione in generazione, diventando leggenda, storia e memoria della comunità stessa. Collocandosi sul solco della tradizione, Nassiri ha anche sperimentato la produzione di un nuovo formaggio, che parte dalla tradizione ma la altera, riuscendo a creare una vera e propria forma nuova anche in termini plastici e scultorei e inserendosi nella tradizione dell’uomo selvatico.

Poi c’è Carlo Spiga con Spungade de Corna alla Chiesa delle Sante a Capo di Ponte. Carlo Spiga con il suo lavoro ha introdotto una continuità sensibile tra la sua terra d’origine, la Sardegna, e la Valcamonica unendo nella sacralità del santuario settecentesco delle Sante, situato sul pendio dei monti, la carica simbolica del pane a quella del rito. L’artista ha prodotto una Porta Spongada, fatta in ceramica che testimonia il legame dell’artista con la tradizione artigianale tipica della sua terra. La Porta Spongada, a cui il prete della chiesa delle Sante ha voluto dedicare una messa, è stata collocata nella Cappella delle Sante, a memoria di un’unione avvenuta tra luoghi e costumi vicini e lontani, sotto la medesima necessità di una ricerca mistica e di una solennità giocosa.

Spazio anche per Eugenia Vanni con “Tableau Vivant” all’agriturismo San Faustino e altri luoghi a Ceto. Eugenia Vanni, artista d’origine senese, ha saputo coniugare il suo legame con la pittura rinascimentale e la contemporaneità dei suoi atti espressivi, con un sapere gastronomico tipicamente camuno. Individuando poeticamente un tratto unitario tra arte e cucina, l’artista ha chiesto ad un cuoco locale di riproporre con la tecnica dell’affresco murario la medesima gestualità creativa che usa nella preparazione dei casoncelli. I segni, frutto di questa felice mescolanza, sono stati dipinti “a fresco”, dallo stesso cuoco, sui muri dello spazio pubblico scelto dall’artista. Eugenia Vanni con questo lavoro riesce a portare all’interno del circuito dell’arte contemporanea il fare dei mestieri della tradizione popolare della valle.