EDOLO – Stagione teatro, “Il malato immaginario” di Molière arriva l’11 dicembre

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Promossa dal paese camuno, prosegue, dopo l’esordio con Natalino Balasso, la decima edizione di “EdoloTeatro”, la stagione teatrale che, ospitata al teatro San Giovanni Bosco in via Roma 3, apre il palcoscenico agli appassionati dell’alta Valcamonica portando in questa zona della provincia artisti e spettacoli di livello nazionale.

Il secondo appuntamento è con uno dei “classici” più rappresentati di sempre, “Il malato immaginario” di Molière in programma giovedì 11 dicembre alle ore 20,30 al teatro San Giovanni Bosco nel nuovo allestimento proposto da Arca Azzurra Teatro e firmato da Ugo Chiti che, dopo trent’anni di attività e aver segnato con alcune produzioni di grande rilievo su suoi testi il cammino della drammaturgia italiana contemporanea, si confronta con uno degli appuntamenti ineludibili per ogni regista.

La compagnia toscana incontra Moliére e il suo “Malato immaginario” con spirito aperto e disponibilità piena oltre che con rispettosissima umiltà, ma anche con l’entusiasmo verso un testo, di un’attualità quasi disarmante, verso una di quelle rare commedie divenute ormai qualcosa di più di un classico, a fronte di personaggi diventati veri e propri archetipi. Dire che “Il malato immaginario”, come tutti i classici parla apertamente all’oggi è quasi una banalità, ma certo l’ossessione ipocondriaca di Argante, la sua bulimia medicinale sembrano paradigmatiche di atteggiamenti apertamente contemporanei, come del resto la sua vulnerabilità ai raggiri degli esperti e dei dottori, che sono senza dubbio caratteristica della nostra società dove abbondano millantatori e maghi, ma dove i rimedi sono spesso peggiori dei mali.

Una prova che Arca Azzurra Teatro affronta forte dell’esperienza fatta attraverso le messe in scena delle riscritture di Ugo Chiti che anche in questa occasione media tra la necessità di restituire la grande commedia molieriana nella sua integrità e l’esigenza di giocare attraverso i suoi personaggi una partita vicina alle corde più popolari, contemporanee e radicate in un territorio teatrale dalle forti connotazioni linguistiche e poetiche come, appunto, quello toscano.