OME – Cure del cuore, clinica San Rocco all’avanguardia. Più di 100 interventi ogni anno

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Con oltre cento interventi l’anno, la clinica San Rocco è il secondo centro in Italia per i trattamenti con tecniche percutanee, quindi non cruente, del forame ovale pervio complicato. Si tratta di un’anomalia cardiaca, che interessa il 25-30% della popolazione italiana, in cui l’atrio destro del cuore comunica con il sinistro. Se durante la vita fetale, quando i polmoni sono inattivi e l’ossigeno arriva ai tessuti dalla placenta, la comunicazione fra i due atri è essenziale, il piccolo passaggio viene chiuso da una sottile membrana alla nascita o, al più tardi, entro il primo anno di vita. Quando ciò non avviene si parla appunto di forame ovale pervio, vale a dire aperto, un’anomalia che generalmente non dà alcun problema.

Ci sono casi in cui, però, individuarlo e intervenire diventa fondamentale, ad esempio “nelle persone che abbiano meno di 60 anni, colpite da ictus criptogenetico, cioè ischemia cerebrale con risonanza magnetica positiva, senza che ne sia stata individuata la causa” spiega Antonio Fappani, responsabile della Cardiologia dell’istituto clinico, o ancora “nei subacquei che abbiano avuto malattie da decompressione nonostante si siano immersi correttamente. Nel nostro ospedale – prosegue Fappani – utilizziamo un ‘ombrellino’ di recentissima concezione, facile da impiantare e da recuperare al bisogno, che consente una volta posizionato, di evitare la terapia anticoagulante in cronico, non priva di effetti collaterali, o il ricorso alla chirurgia”.

Ma l’intera area della cardiochirurgia del San Rocco, con oltre 300 interventi l’anno, rappresenta un’eccellenza sul territorio, spiega ancora Fappani “in particolare nei casi di sindrome coronarica acuta, vale a dire negli infarti, con tempi “door to balloon” inferiori ai 30 minuti. Senza contare che quando il paziente arriva in ambulanza con diagnosi già confermata viene portato direttamente in una delle due sale di emodinamica per angioplastica d’urgenza”. Responsabile della Cardiologia e dell’Unità di terapia intensiva coronarica dal 2001, Antonio Fappani precisa che “abbiamo voluto creare un dipartimento all’interno del quale non ci fossero troppe ‘porte’ da aprire, da noi la collaborazione fra cardiologia e cardiochirurgia è assoluta con la mission di introdurre e perfezionare procedure complesse non eseguite in altri centri.

Da un anno abbiamo iniziato interventi di sostituzione valvolare aortica con endoprotesi, la cosiddetta Tavi, in soggetti per i quali sia controindicato l’intervento tradizionale – dice ancora Fappani – una metodica recentissima, in Italia la si attua solo da alcuni anni con risultati entusiasmanti, e che consente di non portare il paziente ad alto rischio in sala operatoria e dopo l’impianto di farlo tornare a casa in appena tre giorni”. Importante anche l’attività degli elettrofisiologi con oltre 200 casi all’anno trattati “sia per l’impianto di pacemaker che, come noto, aiutano il cuore a pompare meglio, sia per quello di defibrillatori cardiaci impiantabili (ICD), che vengono utilizzati nei casi di aritmie maligne e nella terapia dello scompenso cardiaco per la resincronizzazione biventricolare e intraventricolare”.