BRESCIA – Spiedo senza uccelli, Rolfi: “Paranoie animaliste”. Mottinelli e Gussago: “Chiarimenti, rischia tradizione”

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Nuovo coro di critiche alle modifiche entrate in vigore sulla legge 157 del 1992 sulla caccia che vieta la vendita di uccelli selvatici, bloccando di fatto lo spiedo, tipica tradizione bresciana, che non può più contenere i deliziosi volatili. “E’ inconcepibile quanto accaduto per lo spiedo bresciano – dice Fabio Rolfi vice capogruppo della Lega Nord in Regione Lombardia.- In un momento di crisi come questo ogni iniziativa finalizzata a difendere le attività imprenditoriali va sostenuta, anziché perdersi in paranoie animaliste come quelle a cui quotidianamente assistiamo. Il Governo Renzi avrebbe dovuto resistere alle procedure europee figlie di una ideologia stupida quanto dannosa che arriva a vietare il consumo di uccelli addirittura se catturati in altri continenti, quando in altri paesi della stessa Ue queste stesse regole sono disattese o volutamente non fatte rispettare dalle autorità nazionali.

Come sempre l’Italia si mostra supina agli ordini di Bruxelles, creando un danno serio alle nostre attività economiche e all’indotto che ne deriva. Positiva la mobilitazione bipartisan bresciana. Occorre costringere il Governo a tornare sui suoi passi e a negoziare con l’Europa la difesa della tradizione culinaria dello spiedo, un elemento di attrattività economica, oltre che di storia e tradizioni popolari. Per questa ragione – conclude Rolfi – martedì presenteremo in consiglio regionale una mozione urgente a difesa dello spiedo bresciano e finalizzata a far fare marcia indietro al Governo”. E al coro di critiche si sono aggiunti anche il presidente della Provincia, Pierluigi Mottinelli e il consigliere del Broletto, Michele Gussago. “Lo spiedo non è solo un momento di convivialità – ha detto Mottinelli – ma anche una tradizione radicata nella nostra provincia che, con le nuove normative, va a incidere negativamente sull’economia locale”.

“Un momento di vita sociale – ha sottolineato Gussago – una tradizione consolidata che rispecchia la cultura del territorio. Dietro allo spiedo che viene portato in tavola, c’è una preparazione, una lavorazione delle carni, c’è tutta una filiera che oggi, a causa di questa legge, viene messa in difficoltà, insieme con l’attività dei ristoratori e dell’economia bresciana del settore. Tradizioni non solo venatorie, dunque, che fanno parte del passato, del presente, e che vanno tutelate anche nel futuro. La Provincia di Brescia si mantiene vicina ai ristoratori. “Nello spiedo è custodita – ha detto ancora Gussago – anche tutta una tradizione venatoria, fatta di cacciatori che non sono predatori, ma persone che rispettano la natura, che tutelano l’ambiente, che tengono puliti sentieri, boschi e strade di montagna, che si prodigano per il ripopolamento delle specie volatili”.

“Di fatto, la norma aggiunge ai divieti già esistenti quello di acquistare passeri dall’estero. Ci sono però Comuni sui quali insistono ristoranti specializzati nella preparazione dello spiedo. Non solo stiamo mettendo a rischio la fine di una tradizione secolare – ha concluso Mottinelli – ma rischiamo cosi gravi ripercussioni economiche sul territorio. E’ quindi auspicabile un chiarimento da parte della Regione e del Ministero dell’Agricoltura, data l’importanza che ha questo tema per il nostro territorio”.