MANTOVA – Quote latte, assessore Fava al convegno Cia: “Sistema statale ha impoverito allevatori”

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L’assessore lombardo all’Agricoltura Gianni Fava è intervenuto questa mattina alla tavola rotonda “Oltre le quote latte, il futuro del sistema lattiero caseario in Italia” organizzato dalla Confederazione italiana agricoltori. Una delle chiavi di volta per il futuro lattiero caseario italiano, accanto alle Dop, per l’assessore lombardo saranno “la tracciabilità e l’etichettatura”. “Quando parliamo di latte – ha spiegato Fava – è bene partire dai dati, che ci dicono che produrre latte in Lombardia, come rilevato dal Sata (Servizio di assistenza tecnica agli allevatori), si aggira in media sui 50,3 centesimi al litro, che è una media fra le imprese che vivono in pianura e in montagna”.

Cifre, secondo l’assessore, che “se vanno sommate al crollo delle risorse della Pac sul primo pilastro, cioè gli aiuti diretti, per il periodo 2014-20, in prima battuta hanno imposto che sugli aiuti accoppiati oltre la metà venisse stanziato alla zootecnia, ma che ora rendono comunque indispensabile la fissazione di un prezzo del latte alla stalla che consenta alle imprese agricole di produrre con una remunerazione equilibrata”. Il ruolo di Fava nella convocazione del tavolo latte al ministero pochi giorni fa è stato riconosciuto dai presenti. “Quando si parla di trattative sul prezzo del latte – ha detto l’assessore – non possiamo dimenticare che chi fa il prezzo del latte in questo paese è un’azienda straniera ed è l’unico caso in Europa: non possiamo fare finta di nulla. Ci sono stati tentativi meritori di Granarolo, con grande serietà nei confronti di un mercato che qualcuno ha capito che era agli sgoccioli”.

Altrettanto importante sarà “comunicare il territorio, coinvolgere i consumatori in una informazione sulla qualità e sul fatto che possono, acquistando prodotti del territorio, compiere un’azione etica. In Valtellina, pochi giorni fa, ho visitato una cooperativa che ha avviato una produzione locale di yogurt ed è sostenuta dal territorio, perché è stato compreso il valore della cooperazione e della zootecnia in quell’area”. Inoltre, Fava ha spiegato che “la qualità delle nostre produzioni è legata anche al fatto che ogni giorno, in Lombardia, si fanno 20 mila controlli sul latte, un valore aggiunto e una garanzia che deve però essere riconosciuta ai produttori”. Sul tema delle quote latte, Fava è stato lapidario: “Dobbiamo avere il coraggio di dire che l’applicazione italiana del meccanismo delle quote latte è stato un fallimento clamoroso, tipico della dinamica tutta italiana.

Gli allevatori si sono impoveriti per lo scambio di carta. Se la gestione delle quote avesse ottenuto l’attenzione che ha assicurato l’Irlanda, che in 30 anni ha sviluppato una grande capacità produttiva, avremmo potuto avere un destino diverso, invece in Italia le quote sono state gestite dallo Stato e assegnate indipendentemente da chi produceva il latte. Non vedo l’ora – ha proseguito – che questo sistema demenziale finisca, ma servono nuove regole, perché un mercato senza regole è un mercato selvaggio. Regole, però, che non devono sistematicamente trasformarsi in oneri, costi di sistema, burocrazia”.