MILANO – 34 anni terremoto Irpinia, presidente Pertini: “Più attenzione su edifici”. Geologi: “Appello inascoltato”

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Era il 26 novembre 1980 quando il Presidente della Repubblica Sandro Pertini parlò agli italiani dopo il terremoto dell’Irpinia. In quel discorso il Capo dello Stato sollecitava attenzione necessaria sugli edifici. E la Conferenza dei presidenti degli ordini regionali dei geologi ha scritto una lettera su quel discorso: a 34 anni di distanza non è cambiato nulla

Ricorre oggi, a distanza di 34 anni esatti, l’anniversario del famoso discorso dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini (26 novembre 1980), in occasione del terribile terremoto dell’Irpinia che rase al suolo numerosi paesi e fece registrare oltre 2.900 vittime. Quelle parole, dense di umiltà e grande senso dello Stato penetrarono nelle coscienze di tutti gli italiani, attivando quei processi normativi che portarono alle prime norme utili alla protezione sismica dei vecchi fabbricati ed a criteri per la realizzazione dei nuovi, cosa che, né gli sconvolgenti eventi di Avezzano e Belice erano riusciti ad attivare. Quelle parole rivolte al Paese, trasmesse dalla Rai a reti unificate, quella sera del 26 novembre 1980, furono da monito per le generazioni future.

Come di incanto ed in maniera alquanto singolare, proprio in questi giorni si torna a parlare nuovamente di normativa sismica ed adeguamento della stessa alle reali condizioni di rischio della penisola, dopo che ogni evento calamitoso (Umbria, San Giuliano di Puglia, L’Aquila ed Emilia Romagna) ha dimostrato la carenza e l’inefficacia dei provvedimenti adottati, soprattutto riguardo agli edifici costruiti prima degli anni 70-80. È notizia di pochi giorni fa di come il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici abbia approvato le modifiche alle Norme Tecniche delle Costruzioni vigenti dall’1 luglio 2009, sebbene il consenso del mondo tecnico si sia dimostrato non univocamente allineato sulla ratio adottata: un grosso passo indietro rispetto alla consapevolezza che il rischio sismico passa inevitabilmente dalla conoscenza geologica del territorio introdotta dalle norme post Irpinia.

GUARDA IL DISCORSO DI SANDRO PERTINI (1980)

Video tratto da Youtube-Rai Storia

Nel testo approvato si è preferito trovare un compromesso per gli edifici esistenti, che richiederanno così un adeguamento antisismico con criteri differenti (e meno stringenti) rispetto al nuovo, ignorando tra l’altro la conoscenza puntuale delle condizioni geologiche del sito. Un provvedimento che alcuni hanno definito “un grande passo verso le normative europee”, “una soluzione che rende più semplici gli interventi sugli edifici esistenti”, senza considerare che in Europa non esistono paesi con sismicità pari all’Italia e con un patrimonio edilizio così datato. Si aggiunga inoltre che, spesso, gli edifici maggiormente datati sono quelli che ospitano istituti scolastici per capire come le scelte operate siano antitetiche rispetto a quanto auspicato da Pertini 34 anni fa.

Eppure, in audizione al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il Consiglio Nazionale dei Geologi rappresentato dal vicepresidente Vittorio D’Oriano, ha espresso grande contrarietà e preoccupazione. “Dalla lettura degli articoli emerge infatti la volontà di operare una dicotomia assoluta tra geologia e geotecnica. Noi riteniamo che questa volontà sia antistorica, non scientifica, irrazionale e foriera di grandi problemi nel tempo a venire”, nella totale indifferenza di chi ha seguito altre logiche, verso un salto nel vuoto. Il criterio di riduzione di protezione sismica degli edifici costruiti prima del 1970 in quanto “sarebbe demagogico pretendere che gli edifici costruiti in epoca antecedente la classificazione sismica, seppure attraverso interventi di adeguamento, possano raggiungere prestazioni strutturali paragonabili a quelle degli edifici di nuova costruzione (dichiarazioni di chi ha sostenuto a spada tratta la regressione)” pone tali edifici nella medesima condizione in cui si trovavano 34 anni fa.

Nella sua disperazione il Presidente Pertini parlò in generale di calamità naturali, sottolineando già da allora la grande vulnerabilità del nostro territorio e dell’inerzia di alcuni apparati dello Stato nei confronti di una realtà dura ad essere recepita da chi è chiamato ad un dovere morale nei confronti della popolazione e delle generazioni future. Il grido di allarme dei geologi è tanto forte quanto inascoltato, nella vana speranza che quelle parole pronunciate il 26 novembre del 1980 siano ancora oggi di monito e insegnamento per chi segue logiche diverse rispetto all’interesse reale del Paese e dei suoi cittadini.