SEBINO – Reti metalliche sulle proprietà, Legambiente: “Problema grave, risolverlo nel piano foreste”

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Il presidente di Legambiente del Basso Sebino Dario Balotta ha scritto alla Comunità montana e ai Comuni aderenti per segnalare le reti metalliche con cui i privati circondano le loro proprietà. Ma spesso le stesse reti bloccano sentieri percorribili e aperti ai turisti. E chiede che venga trovata una soluzione nel Piano di Indirizzo Forestale. “Con la presente intendiamo segnalare un problema che riguarda, senza eccezione, tutti i comuni aderenti alla Comunità montana (e non solo, purtroppo). Problema secondo noi grave e che, con un po’ di buona volontà – si legge – potrebbe essere facilmente risolto con la soddisfazione di tutti e con un maggior benessere per la natura. Si tratta delle recinzioni, con reti metalliche a maglie spesso molto strette e, in alcuni casi, ancora col filo spinato, con le quali molti privati non solo circondano la loro proprietà, ma sbarrano il passaggio su sentieri esistenti, in molti casi, da centinaia d’anni.

Tutti gli escursionisti che passeggiano sulle nostre splendide colline devono in continuazione modificare i propri itinerari, o compiere deviazioni lunghissime perché ogni giorno nuovi sentieri vengono sbarrati al passaggio. Ma questo non è il danno più grave: là dove le recinzioni sono a maglie strette, costituiscono un ostacolo anche per il transito della fauna selvatica che già ha un habitat sempre più ridotto, vista la crescente cementificazione di questi ultimi anni. Siamo disponibili ad elencare, all’occorrenza, almeno le situazioni più macroscopiche, ma riteniamo che ne siate già a conoscenza. Se ciò non fosse, sarebbe utile una mappatura che trovi nel Piano di Indirizzo Forestale della Comunità montana del Sebino Bresciano un’opportuna collocazione per porre fine ad un malcostume che in questi anni è dilagato con la scusa di impedire la fuga agli animali di allevamento.

I passaggi per gli escursionisti possono coesistere, senza consentire alle bestie in allevamento la fuga, per esempio con “passaggi a labirinto”, “scalette” o altro. Tale comportamento è illegale e andrebbe sanzionato, mentre la situazione preesistente dovrebbe essere ripristinata. Ci risulta che ciò sia stato fatto solo dal comune di Provaglio, alcuni anni fa, sul sentiero che conduce da Iseo alla Madonna del Corno. Ma le recinzioni sui sentieri non sono soltanto illegali – continua la lettera – sono anche miopi e controproducenti, perché ostacolano il movimento degli animali e allontanano i turisti e gli escursionisti, inducendo la fruibilità e la competitività turistica del nostro territorio. Fra i grandi recintatori ci sono anche gestori di relais e di agriturismi purtroppo. Certo, nel nostro territorio esiste l’esempio virtuoso del ripristino della via Valeriana che, pur non essendo ancora sfruttata per tutte le sue potenzialità, né pubblicizzata come dovrebbe, attira comunque un folto pubblico di persone. Sugli altri sentieri siamo in estremo ritardo rispetto a come ci si comporta altrove, dove la tutela, la conservazione e la valorizzazione di colline e boschi sono al centro delle attività degli enti locali o degli organismi sovracomunali.

Vogliamo fare l’esempio della Francia, dove le “randonnèes” per gli escursionisti percorrono migliaia di km, passando in molteplici proprietà private, o, venendo più vicini a noi, al Carso triestino o al Trentino Alto Adige dove, addirittura, sono state costruite passerelle di legno perché i trekkers (escursionisti) possano passare nei pascoli delle mucche, senza rovinare l’erba. Ovunque gli antichi sentieri sono conservati, collegati, ripristinati nei tratti ostruiti dalla vegetazione e questo attira migliaia di “turisti dolci” che cioè non distruggono l’ambiente naturale, ma contribuiscono alla sua conservazione e valorizzazione. Insomma, si tratta di un bene pubblico (boschi e colline) non adeguatamente gestito, controllato e valorizzato.

Purtroppo dobbiamo constatare che si va nella direzione opposta e in questi anni, come associazione ambientalista, abbiamo ricevuto numerose proteste e segnalazioni. Invitiamo pertanto la Comunità montana a farsi carico del problema, non solo con gli opportuni interventi sanzionatori, ma verificando con uno specifico monitoraggio la situazione del nostro territorio, sensibilizzando i proprietari “recintatori”, suggerendo soluzioni che proteggano la loro proprietà dal vandalismo che purtroppo esiste, ma permettano agli escursionisti ed agli animali non di allevamento il libero passaggio. Siamo a disposizione per qualsiasi contributo o chiarimento che possa essere utile per la soluzione dell’annoso problema”.