LONATO – Centrale biogas, Comitato Campagnoli: “Azienda parla solo di effetti positivi. Non è così”

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Riceviamo – con richiesta di pubblicazione – il seguente comunicato. Ovviamente lo pubblichiamo ritenendo responsabili dei contenuti gli estensori dello stesso e ci dichiariamo sin d’ora disponibili ad ospitare eventuali repliche da parte dell’azienda che intende realizzare l’impianto

“L’azienda che intende realizzare un impianto biogas sul nostro territorio, quello dei Campagnoli, ben lungi dall’effettuare una disamina attenta dei fatti, si limita a focalizzare quanto genericamente il biogas “faccia bene” all’ambiente ed abbia solo aspetti estremamente positivi. Nella realtà non è assolutamente così.
Esiste una vastissima letteratura, suffragata da studi e dati scientifici, che evidenzia le numerose criticità di questa fonte energetica. Criticità connesse ovviamente alla tecnologia utilizzata, alla matrice adoperata ma, soprattutto, alle dimensioni dell’impianto. E nel nostro caso, non scordiamolo, parliamo di un impianto destinato ad essere, nella sua fattispecie, uno dei più grandi del Nord Italia. Una centrale che tratterà oltre 210mila tonnellate annue di fanghi di depurazione.
Innanzi tutto, la centrale non brucerà biometano, ma biogas, ossia una miscela di gas tra cui metano (50% circa), ma anche anidride carbonica ed altri gas serra (HCI, H2S, NH3, particolato). Secondo dati forniti dall’ARPA di Reggio Emilia, il biogas proveniente dalla digestione di fanghi di depurazione contiene vari contaminanti (composti alogenati, contaminanti fluorati, siloxani, polveri, ecc.). Quanto alle emissioni, esse possono comportare: un incremento dell’acidità delle piogge, un incremento dell’ozono e dello “smog fotochimico” prodotti per reazioni degli ossidi di azoto sotto l’influsso della radiazione solare, un incremento dei livelli di contaminazione ambientale da parte di formaldeide, idrocarburi aromatici policiclici, diossine e policlorobifenili. Sappiamo che la pianura padana è uno dei luoghi al mondo nei quali l’aria è più inquinata, in particolare dalle famigerate polveri sottili, i cui precursori sono proprio gli ossidi d’azoto emessi in quantità consistente dalla combustione del biogas.
Quotidianamente, la cronaca c’insegna che le centrali a biogas sono altamente insicure, vengono progettate con un grado di sicurezza basso, e questo favorisce incidenti di varia natura. Si passa delle esplosioni agli sversamenti, dagli incendi al non rispetto dei parametri di emissione in atmosfera. Nella documentazione presentata dalla Valli mancano riferimenti sulle procedure di sicurezza da tenere in caso di incidente, carenze che diventano ancora più gravi se consideriamo il delicato contesto ambientale della località Campagnoli.
Affinché possano generarsi alcuni vantaggi a livello ambientale, poi, la matrice che viene processata dei digestori deve provenire da poche decine di km dall’impianto, in modo da garantire un reale abbattimento della CO2. E soprattutto deve essere recuperata la quota di energia termica che altrimenti sarebbe dispersa in ambiente durante la combustione del biogas. La centrale biogas della Valli si occupa di recuperare soltanto la quota di energia che viene trasformata in energia elettrica, grazie al fatto che è ben remunerata per fare questo, tralasciando la quota di energia termica e disperdendo nell’ambiente 12.200 mc ora di gas di scarico alla temperatura di 470°C.
Quanto ai vantaggi economici nelle bollette dell’energie, è bene precisare che è lo Stato (quindi noi) a finanziare questo processo prendendo i soldi da una componente che troviamo più o meno evidente nella bolletta energetica che riceviamo a casa: la cosiddetta componente A3. Il rischio di speculazione, inoltre, è davvero elevato. Un impianto da 3 MW, come quello proposto, riceverà in cambio della corrente prodotta un importo di superiore ai 2 milioni di euro annui per 20 anni. Una bella cuccagna in epoca di crisi economica.
Ultimo ma non ultimo, l’aspetto legato all’impatto sulla salute pubblica. Occorre ricordare il la definizione di salute proposta dall’ OMS “la salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico, e sociale, e non semplicemente assenza di malattia”. Anche la Regione Lombardia ha voluto ribadire l’importanza della componente salute pubblica nell’ambito delle valutazioni di impatto ambientale, tramite le recenti Linee guida regionali (D.G.R. 24/01/2014 nr.X/1266 “Approvazione delle linee guida per la componente salute pubblica degli studi di impatto ambientale ai sensi dell’art.12, comma 2, del regolamento regionale 21/11/2011 n.5). Nello studio ambientale presentato dalla Valli non viene trattato l’impatto sanitario nelle sue molteplici sfaccettature. Viene omesso l’esame del principio di precauzione, (o principio di cautela) un principio esplicitamente elaborato per affrontare le situazioni caratterizzate da incertezza conoscitiva. Non viene valutata l’accettabilità sociale, la percezione del rischio da parte della comunità sulla quale ricadono le conseguenze dell’intervento, non vengono esaminati (in positivo e negativo) gli effetti attesi sulla salute percepita.
Le preoccupazioni della popolazione non sono, quindi, “irrazionali” ma fondate su una situazione allarmante che da anni costringe chi abita e frequenta il posto ad inalare un’aria irrespirabile, senza aver mai ottenuto alcun miglioramento. Anzi, fino all’instaurarsi della nuova pratica relativa all’impianto di biogas, l’azienda ha sempre cercato di addebitare ad altri la fonte degli odori (ad esempio, le aziende agricole). Fatto surreale.
La paura della popolazione è anche da attribuire alla eventualità che impianti come questo possono subire “facili” e progressive variazioni fino a giungere ad essere completamente diversi da quelli inizialmente autorizzati.
Ecco perchè il nostro NO non solo rimane, ma si rafforza di giorno in giorno. E resta nostra intenzione intraprendere qualsiasi azione atta a modificare o fermare qualsiasi opera possa causare seri rischi al Territorio che il nostro Comitato si fregia di difendere e valorizzare.”