La svolta garantista del Pd, prima Dottor Jekyll e poi Mister Hyde

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Abbiamo ricevuto in redazione e pubblichiamo un nuovo capitolo dei “Pensieri sinistri” di Alfredo Pasotti. Si parla di Pd, Berlusconi, svolta garantista e la versione in dottor Jekyll e Mister Hyde del partito

Su La Repubblica del 10 luglio leggo con comprensibile sorpresa della svolta garantista del PD. “…per Matteo Renzi”, scrive Goffredo De Marchis, “la questione è molto semplice: bisogna spezzare gli “automatismi” degli ultimi vent’anni, chiudere la stagione in cui si collegavano direttamente atti della magistratura, can can mediatico, richiesta di dimissioni dell’indagato. E la difesa delle garanzie, storico caposaldo culturale della sinistra, finiva nel cassetto. (…) Perché proprio a sinistra il pilota automatico ha prosperato, ha deciso linee politiche ed alleanze, ha stabilito destini di governi e carriere politiche. Colpa del berlusconismo? “Un po’ – spiega il presidente del Pd Matteo Orfini -. Eravamo purtroppo dentro quel meccanismo perché se una parte politica si accanisce contro la magistratura, la reazione è un fatto naturale”.

Ma qualche cedimento rispetto al garantismo, “uno dei valori storici della sinistra” lo definisce Orfini, ha avuto anche altre ragioni. È stata una resa per cavalcare l’onda popolare. “In questi vent’anni – ricorda la responsabile giustizia del Pd Alessia Morani, avvocato – alcune battaglie le abbiamo dimenticate non solo in nome dell’opposizione a Berlusconi…”. Se il presidente del Consiglio, ma più ancora i suoi due coribanti, non sono stati immediatamente lapidati da coloro che per vent’anni si sono mobilitati per invocare manette e mannaia per Berlusconi, è perché il popolo è sempre bue anche se milita a sinistra. Ma anche perché i dirigenti di partito possiedono, a sinistra più che altrove, una incredibile capacità di passare disinvoltamente e senza pudore alcuno, dalla condizione di Mr Hyde a quella di Dottor Jekyll. Provo a evidenziare al volo qualche sconcertante dettaglio.

Il primo è che il garantismo è un valore storico e caposaldo culturale della sinistra. Mi sembrava di ricordare che la valorizzazione e quindi la tutela del singolo fosse un caposaldo della cultura liberale, mentre a sinistra si era sempre parlato di collettività, di pubblico e di Stato. Però, mi dico, i tempi cambiano in fretta. O forse Locke, Smith, Stuart Mill, Aron, von Hayek, Popper, si erano sbagliati senza accorgersene. Secondo. Cosa diavolo c’entrano le garanzie costituzionali con gli automatismi giustizialisti che hanno segnato l’epoca appena trascorsa? Le garanzie costituzionali sono sempre esistite, anche quando folle e intellettuali di sinistra invocavano la pena di morte per lo psiconano. Certo, non esisteva – e non può esistere in democrazia – una legge che impedisca a imbecilli e a consumati mistificatori di condannare a prescindere. Non è una questione di leggi, ma di cultura politica e buon senso, che la dirigenza del Pd confessa – adesso – abbiano latitato a sinistra per un lungo ventennio.

Terzo. La nuova linea, mirabilmente condensata in un incredibile “ci siamo fatti prendere un po’ la mano”, la cui profondità e sottigliezza ricordano molto il senatore Giuseppe Bottazzi che spiega la distensione al Brusco e allo Smilzo. A tutti gli altri bisognerebbe spiegare come si fa a farsi prendere la mano per vent’anni consecutivamente. Quarto. Forse intuendo che la linea un po’ troppo minimalista del segretario necessitava di qualche aiutino, Matteo Orfini ha cercato di nobilitare gli automatismi degli ultimi vent’anni con un solenne “abbiamo preso le difese della Magistratura”. Traduzione: è Berlusconi il vero responsabile della deriva giustizialista della sinistra, la quale è colpevole solo di esservi stata trascinata dalla propria disinteressata generosità, tanto da essere la vera vittima del can can mediatico da essa stessa sollevato. Se è vero, la sinistra è stata incapace e maldestra nel gestire la questione. Se non è vero, Orfini sta semplicemente dicendo idiozie.

Quinto. La Magistratura mi è sempre sembrata perfettamente in grado di badare a sé stessa, avendo gli strumenti e volontà per farlo. E senza alcun bisogno di aiuto. Forse perché è un potere costituzionalmente indipendente e quindi ipertutelato. O forse perché, conoscendo bene la granitica incompetenza e inconcludenza della nostra classe politica di destra come di sinistra, non si è mai sentita in gran pericolo, nemmeno quando Berlusconi abbaiava duro contro i giudici. Sesto. Era naturale che le cose andassero come sono andate, dice Orfini assolvendosi con formula piena. Resterebbe da spiegare perché il suo segretario abbia sentito (incautamente) il dovere di dire basta. E perchè Orfini abbia voluto chiarire un processo così naturale ed evidente. E perché Alessia Morani sembri pentita (con molta probabilità, senza sapere esattamente di cosa) quando confessa che si è trattato di “una resa per cavalcare l’onda popolare”.

Cioè, per non lasciare tutto il divertimento nelle mani di Di Pietro. Settimo. Quindi, solo un malpensante supporrebbe che gli automatismi giustizialisti della sinistra avessero come unico e vero obiettivo l’eliminazione politica di Berlusconi, ad ogni costo e con ogni mezzo possibile. Solo un malpensante vedrebbe una relazione fra l’uscita di scena Berlusconi e la pronta archiviazione della questione capitale del trascorso ventennio, cioè lo scandalo urlatissimo del cosiddetto conflitto di interessi. Solo un malpensante potrebbe macchiarsi della colpa imperdonabile di non capire il ventennale dramma interiore che ha lacerato l’anima delicata e poetica della sinistra italiota, trascinata dall’Orco di Arcore a negare un suo valore storico e caposaldo culturale.

Alfredo Pasotti