BRESCIA – Tav, associazioni chiedono audizione alla Camera. “Costi doppi rispetto a Ue. Non incide su Pil”

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Il Consorzio del Lugana, Coldiretti e Confagricoltura Brescia, i Comuni di Castiglione delle Stiviere e Peschiera del Garda, la Provincia di Mantova e Legambiente Lombardia e Veneto hanno chiesto un’audizione all’8a commissione della Camera Ambiente e infrastrutture. Le associazioni professionali, ambientaliste e gli enti locali intendono far avviare alla commissione parlamentare una riflessione a tutto campo. Un bilancio nazionale sull’alta velocità alla luce dell’esperienza mondiale – si legge in una nota di Dario Balotta, responsabile dei Trasporti per Legambiente Lombardia – si renderebbe necessario.

A riferimento viene preso il recente studio “L’alta velocità ferroviaria in Europa e in Asia: lezioni per gli Stati Uniti” realizzato da una fondazione indipendente Baruch Feigenbaum, Reason Fondation 2013. Lo studio è tradotto e commentato dal prof. Renato Pugno esperto di valutazioni economiche e finanziarie. Dopo aver esaminato le prospettive che avrebbe l’alta velocità negli Usa, lo studio fa un esame dei costi nel mondo. Considerando le realtà mondiali, il confronto dei costi tiene conto di diversi fattori: morfologia e idrogeologia del territorio, geologia dei terreni, bonifiche, standard tecnici e le mitigazioni degli impatti prodotti. Dalla tabella prodotta emerge che i costi della rete dell’alta velocità in Italia hanno valori medi attorno ai 38 milioni di euro al Km contro una media del mondo di 17 milioni al km, valori assolutamente anomali e patologici del nostro paese.

Anche i costi di esercizio in Italia sono i più alti tra tutti i Paesi confrontati d’Europa e dell’Asia. Le tariffe per gli utenti praticate sulla rete italiana costituiscono un’altro elemento di elevato finanziamento pubblico essendo le più basse in vigore. In sintesi, risulta che la rete Av in Italia ha i maggiori costi d’investimento e di esercizio del mondo e, per contro, ha tariffe nettamente inferiori all’area mondiale allargando il delta del finanziamento pubblico. Appare evidente la necessità di una valutazione oggettiva sulla continuazione del progetto e delle opere pubbliche dal punto di vista economico-finanziario.

La prosecuzione dell’alta velocità da Brescia a Verona – continua la nota – necessita un aggiornamento per rendere il progetto economicamente sostenibile con fermate in poli importanti come quello di Brescia e del lago di Garda. Emerge dallo studio che la sostenibilità economica si raggiunge per tratte lunghe (320-800 km) e che per giustificare l’Av sono necessari poli con una presenza di popolazione elevata e concentrata. Ecco perchè il tracciato che evita Brescia e il lago di Garda è inadatto e perdente. Se la sostenibilità si raggiunge con 55-62 treni al giorno e non i 18 come quelli previsti sul tracciato approvato dal Cipe c’è qualcosa da rivedere. Questa tratta, se rimane questo tracciato, non contribuisce alla crescita del Pil, ma rischia di essere solo una redistribuzione negativa del reddito a favore degli utenti. Sono queste alcune riflessioni che verranno portate ai membri della commissione.