BRESCIA – Prostituzione, chiuse le indagini. Coinvolti due carabinieri che dovevano controllare

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31 indagati, sei in carcere e di questi due sono carabinieri. Sono gli avvisi di garanzia e di custodia cautelare emessi dai sostituti procuratori di Brescia Paolo Savio e Claudia Moregola che hanno chiuso l’indagine per associazione a delinquere avviata in estate contro un presunto giro di prostituzione in diversi locali di Bedizzole, Mazzano e Rovato.

G. R. e M. R., padre e figlio, che si trovano in carcere, secondo i magistrati sono alla base dell’organizzazione malavitosa. A finire nel mirino anche F. S. e V. M., i due carabinieri che avrebbero dovuto controllare la situazione. Le accuse in fascicolo, riportate dal Giornale di Brescia, parlano per l’appuntato F.S. di concorso con i capi. Sarebbe stato destinatario di regali tra telefoni e denaro mentre l’altro lavorava alla caserma di Mazzano.

Una delle accuse è l’essere entrato senza permesso nel sistema informatico del Ministero per verificare l’andamento delle indagini, aver finto di essere in servizio quando invece lavorava per l’organizzazione criminale e aver simulato un malore che l’ha portato a chiudere la caserma al pubblico per poter rispondere a una chiamata dello stesso sodalizio. In più, avrebbe portato via anche alcune denunce che sono state poi ritrovate nella sua abitazione. Il collega, invece, secondo l’accusa avrebbe sfruttato la sua carica per ottenere dai capi premi e altre agevolazioni.