SAREZZO – Gli origami industriali di Domenico Bontempi in mostra a Palazzo Avogadro

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Sabato 15 novembre alle ore 18 a Palazzo Avogadro verrà inaugurata la mostra d’arte “Origami industriali” di Domenico Bontempi in arte “MAN/ECK”, con Herrypercussion live. La mostra resta aperta fino al 29 novembre da lunedì a venerdì dalle ore 16 alle 19, sabato e domenica dalle ore 10 alle 12 e dalle ore 16 alle 19. “Difficile decifrare di primo acchito a quale ambito faccia riferimento l’artista: di scultura si tratta? La tridimensionalità dei manufatti – scrive William Fantini nelle note sull’artista – ci sorprende per precisione e dimensione a volte particolarmente ridotta nei curiosi elementi e nelle cose legate ai vissuti della nostra contemporaneità.

Domenico Bontempi è uno scultore che con grande abilità recupera quanto gli è utile e indispensabile per meglio definire le proprie creazioni: legni, fili di ferro o rame, cartoncini, lamierine, recuperati da ambienti che conosce anche per consuetudine lavorativa e colle, vernici, filamenti, servono per precisi assemblaggi. Certo si tratta anche di pittura: gli inizi in un ambiente stimolante come Collebeato sono da dipintore di paesaggi e costituiscono oggi maturo supporto per la resa cromatica dei soggetti della narrazione plastica. È alle origini familiari contadine e al mondo della meccanica che l’artista si ispira con cognizione di causa.

Senza mai indulgere a romanticismi descrittivi ci racconta con struggente realismo del mondo agreste, della sua profonda metamorfosi e dell’impatto violento con il mondo della tecnologia: il ferro con il suo portato di ruggine, le plastiche, i filamenti metallici prendono il posto dei legni, delle corde di canapa e di altri elementi desunti dalla natura. Con straordinaria capacità sa rendere in modo sorprendentemente verosimile: ragni meccanici, motori agricoli, container, architetture… Fin dai dipinti di prima formazione, la ‘figura’ è formalmente assente ma viene evocata dagli oggetti, dai vissuti e dalle situazioni umane narrate.

Il tratto poetico dell’artista – continua Fantini – si evince dagli ambienti dei desaparecidos, evocati da miniaturizzati oggetti e cose affettive come se fossero stati repentinamente abbandonati in miserabili baracche: un violino con il suo archetto, la cornice rimasta vuota e gli attrezzi del pittore, del falegname, del fabbro o di una qualsiasi altra attività umana. Fa da contrappunto un modello di Mercedes Ali di Gabbiano che da status simbol si trasforma in un improbabile pollaio, efficace e ironica immagine della caducità dell’essere”.