NEWGEN VOICE – Un metodo più umano e meno scolastico per una scuola che insegni a vivere

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Da anni e da più parti si parla di emergenza educativa, ciò nonostante la scuola resta concepita come un parcheggio che, alla fine della sosta, offre un diploma o una laurea pure poco spendibili sul mercato del lavoro.

Burocrazia e massificazione regnano incontrastate, specie in quella dell’obbligo. Tot ore per materia, tot ore per docente, tot classi per scuola, tot studenti per classe. Se, poi, le classi sono troppo piccole per contenere trenta studenti o se un insegnante non è in grado di svolgere il proprio compito poco importa. L’importante è rispettare le direttive ed i programmi del Ministero.

In egual misura, si tende ad accontentarsi di prestazioni meccaniche, convenzionali, quasi ritualistiche. Si accetta, ancora troppo spesso, che si possa apprendere senza comprendere. E se qualcuno non apprende, la colpa è generalmente dell’alunno. Che ha la testa altrove, che non si applica, che non è portato. Sotto accusa non è mai il metodo, un metodo che bada ben poco alla velocità personale, come direbbe Bloom, e che è l’unico fattore responsabile dei processi di apprendimento.

La scuola di oggi non è sempre in grado di fornire risposte esaustive alle complesse richieste degli allievi, favorendo la crescita di tutti secondo le proprie possibilità, i propri ritmi, le proprie predisposizioni. L’insegnamento è troppo concentrato sui contenuti e troppo poco sui processi attraverso cui si apprende e s’impara ad apprendere. Occorre, invece, insegnare ad utilizzare in modo consapevole e strategico la propria mente. Solo chi è stato abituato da piccolo a ricevere stimoli adatti alla ricerca di spiegazioni, sarà da grande dotato di consapevolezza e spirito critico.

Pensare, oggi, è più essenziale che mai. Viviamo in un mondo complesso ed in rapido cambiamento e non è possibile fornire nella scuola tutte le risposte che la vita chiederà. Il compito della scuola è aiutare a imparare a vivere. Certi insegnamenti non fanno parte delle discipline, ma permettono d’integrarle.

La scuola deve permettere alla mente di aprirsi sulla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti e delle sue dimensioni. I docenti, il cui ruolo è sempre più importante quanto complesso, sono i primi a dover rimanere aperti alla realtà, ad aver la mente sempre aperta ad imparare.

Spetta a loro saper costruire percorsi di apprendimento adeguati alle diverse capacità degli alunni. Spetta agli insegnanti offrire agli allievi la possibilità di elevarsi ed innalzare la scuola a luogo di giustizia. Quella giustizia che – come ha detto uno dei più grandi educatori italiani, Don Milani – «non è fare parti uguali tra disuguali, ma dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno».