MARMENTINO – Centrale biomasse Marmentino, lavori sulla frana fino in primavera. Nasce nuovo comitato “contro”

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In alta Valtrompia si torna a parlare della centrale a biomasse di Marmentino, l’impianto gestito dalla Fravt che fa riferimento alla francese Gdf Suez e fermo dal marzo scorso dopo che una parte del terreno davanti alla struttura è ceduta. Al centro dell’attenzione per continuare a discutere del tanto contestato macchinario c’è il Comitato spontaneo Salute e Ambiente del Monte Ario di nuova formazione che riunisce i cittadini di Marmentino, Irma e Magno di Bovegno contrari alla struttura. E che si sono staccati dal Comitato per la Salute, Sicurezza e Ambiente della Valtrompia (Cossav).

Ieri sera gli attivisti si sono radunati per definire le nuove misure da prendere contro l’impianto che produce, dal cippato di legna, energia e calore. Un anno fa in un’assemblea pubblica l’esperto ambientale Marino Ruzzenenti aveva trattato tutte le contraddizioni, secondo lui, del fatto di avere una struttura del genere vicina alle case. La vicenda, riportata dalle colonne di Bresciaoggi, parla dell’accensione alla fine del 2012 per produrre energia elettrica e termica di teleriscaldamento. Energia che, dopo l’estate del 2013, raggiunse case private e strutture pubbliche delle frazioni di Ombriano e Dosso, ma a marzo 2014 cede una parte di terreno e la centrale è costretta a fermarsi.

Un’occasione per il “Comitato no biomasse, no biogas” per chiedere la chiusura dell’impianto lontano, secondo loro, dalle condizioni geologiche ideali dove è ospitato. Non a caso, i detriti davanti all’impianto erano caduti per le piogge che poi hanno provocato lo smottamento. Poi sono arrivate le elezioni con la nomina del nuovo sindaco “ambientalista” Sergio Piardi e a luglio la manifestazione del comitato contrario alla centrale.

Ma l’impianto continuerà a funzionare. Il primo cittadino ha chiesto all’Arpa di monitorare l’aria durante la produzione, mentre la società a capo dell’impianto ha avuto il via libera per allargare la zona di accesso e “legarlo” alla roccia convolando le acque a parte per una serie di lavori che andranno avanti fino in primavera.