BRESCIA – Caccia, Governo diffida Lombardia ed Emilia Romagna su impianti cattura uccelli. “Chiudeteli”

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A conferma e senza grande stupore, ecco arrivare la lettera di diffida mandata dal governo (Ministro, Gian Luca Galletti Ncd e la ministra degli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta Pd) nei confronti della Regione Lombardia ed Emilia Romagna in cui si chiede di annullare, entro 15 giorni, le delibere che hanno autorizzato l’attivazione di impianti di cattura di uccelli selvatici da utilizzare poi come richiami vivi per l’attività venatoria.

Se qualche dubbio ancora c’era sull’anima animalista di questo governo, sul Ministro Galletti e sulla Ministra Lanzetta – scrive il bresciano Marco Bassolini, responsabile nazionale della caccia per la Lega Nord – ora l’atto di diffida dovrebbe far ricredere sulla realtà dei fatti e magari valutare quanto meritano di essere ringraziati per raziocinio e ‘buonsenso’ questi rappresentanti politici. Per comprendere cosa sia successo nel panorama venatorio legislativo nazionale bisogna solo rileggere ad occhi aperti il tanto da me contestato art. 16 del decreto 91 convertito in legge 116 e cercare di capire oggettivamente come sia stata di fatto tolta volutamente l’autonomia decisionale alle regioni in materia venatoria accentrando il potere nelle mani del Ministro all’Ambiente Galletti e di conseguenza ad Ispra con chiaro intento di voler disegnare un folle progetto che parte dalla cancellazione degli uccelli da richiamo fino a vietare la caccia tradizionale alla piccola migratoria e per arrivare di conseguenza alla chiusura della caccia in tutte le sue forme.

Detto questo però – continua la nota – se gli accordi del Pacchetto Ambiente, i pareri favorevoli di Ispra, le sentenze di Tar e Consiglio di Stato non hanno alcun valore per il Ministro, credo che anche la Regione Lombardia abbia il diritto-dovere, per rispetto di tutti quei cittadini-cacciatori che sono stati obbligati in questi mesi a fare il censimento di tutti gli uccelli detenuti in forma capillare e disarmante per aggiornare la banca dati regionale, entro i prossimi 15 giorni di rivalutare seriamente l’utilità di continuare in forma così rigida e peculiare l’intera operazione e per quale fine visti i risultati.