ISEO – Parlar DiVino: ad Iseo un simposio su Platone

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Domani, venerdì 7 novembre 2014 dalle ore 16.00 alle 19.00, presso la Sala Conferenze IseoLago Hotel
si terrà  un Simposio in chiave moderna, emulando, nella forma, quelli che si svolgevano nella tarda antichità ad opera dei neo-platonici alessandrini e replicati dai filosofi platonici nel Rinascimento italiano.
L’evento è inteso suddiviso in due momenti successivi:
Nella prima parte la Dott.ssa Donatella Petegolli, Ph. D. Scienze Agrarie, Laureata in Filosofia, Technical Sales Manager OENOBRANDS, proporrà una degustazione di un vino Curtefranca rosso dell’Azienda Agricola Ferghettina di Adro, tesa ad offrire ai partecipanti la possibilità di poter “bere con saggezza”, stimolando la comprensione delle potenzialità conoscitive del gusto e dell’olfatto.
Nella seconda parte la Prof.ssa Annarosa Buttarelli, docente di Storia della filosofia presso l’Università di Verona e membro della comunità filosofica Diotima, illustrerà il senso ed il valore della Filosofia pratica di trasformazione. Farà seguito una Lectio Magistralis sul significato del Simposio di Platone ed in particolare sul “Magistero femminile dell’amore” così come illustrato da Socrate nel testo platonico tenuta dalla Prof.ssa Linda Napolitano, docente di Filosofia Antica presso l’Università di Verona e membro illustre dell’Accademia Mondiale di studi Platonici.
Moderatore e Simposiarca dell’evento sarà il Prof. Marco Eggenter, Filosofo e Filosofo di trasformazione presso l’associazione Aspasia.
Gli antichi Greci concepivano il piacere come il risultato di un processo di armonizzazione delle facoltà dell’anima e trovarono nel Simposio il luogo d’eccellenza ove esplicare tale convinzione.
Il Simposio era, in verità, una riunione di “bevitori di vino”; una riunione ritualizzata il cui fine consisteva nel indurre nei convitati una sorta di euforia controllata attraverso la quale stimolare le loro facoltà intellettive.
Preoccupati di conformare ogni comportamento umano all’idea di “armonia”, essi codificarono le loro “bevute in compagnia” facendone una concatenazione ragionata di piaceri estetici ed intellettuali. Temendo di diventare schiavi dei loro propri desideri, diffidando della sregolatezza, essi tentarono di razionalizzare l’irrazionale, trasferendo nell’atto del bere vino l’idea filosofica del “Bello- Bene”. Suddivisero, per tanto, il Simposio in due parti distinte: Nella prima degustavano in silenzio poco vino in un’atmosfera quasi religiosa; nella seconda, sotto l’egida di un Simposiarca, il quale decideva il numero di coppe di vino da bere, si stabiliva il tema e si dava inizio alla conversazione, badando che il tutto avvenisse secondo i dettami dell’armonia.
Le persone di “buona compagnia”, come i conversatori che troviamo nel celeberrimo dialogo di Platone, non si accontentavano delle pur piacevoli attrattive di una riunione tra amici, ma intendevano il “bere assieme” come una forma propedeutica alla conversazione filosofica, come ben vediamo nel Simposio platonico dove i convitati si impegnano in un lungo e raffinato dialogo sulla natura dell’amore.