VISANO – Depuratore Visano, Appello dà ai privati. Provincia spiazzata. Per acque Garda sogno finito?

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E’ un fulmine a ciel sereno la sentenza della Corte d’Appello di Brescia che, sul caso del depuratore di Visano, nella bassa bresciana, ormai non più utilizzabile perché lasciato a sé stesso, ha ridato la gestione alla Vstr, l’associazione d’impresa (Asm, Unieco e Scarl) sfilandola così alla provincia che tre anni fa aveva vinto in primo grado. La vicenda giudiziaria è segnalata dal dorso bresciano del Corriere della Sera che parla di un’opera costata 14 milioni di euro con fondi pubblici e ormai non operativa da più di un decennio. Nel 1999 Palazzo Broletto l’aveva concesso per trent’anni (fino al 2029) alla società, ma poi l’uso che non se ne fece più portò a una guerra di carte bollate tra provincia e privati.

Per capire la portata dell’ultima sentenza basti pensare che sulla zona dell’impianto la Provincia avrebbe costruito il depuratore civile del Garda e di alcuni paesi della Bassa Bresciana vicini alla zona. E dopo la costituzione di un gestore unico dell’acqua in provincia, tema di cui si parla da tempo e su cui si stanno facendo passi avanti, sarebbe stato più facile trovare i 115 milioni di euro necessari per la nuova opera voluta dall’ex presidente del Broletto Daniele Molgora. Dall’altra parte la Vstr dei privati aveva presentato il ricorso in appello dopo il primo grado che dava ragione alla provincia. L’associazione d’impresa chiedeva un rimborso di 2 milioni di euro per gli anni in cui il depuratore è rimasto inattivo dopo il sequestro dovuto – per le imprese – alle autorizzazioni non proprio limpide della Provincia. Il Broletto sperava che in Appello fosse confermato il primo grado, arrivando alla decisione di chiedere qualche centinaio di migliaia di euro di “risarcimento” per i costi di personale dopo il sequestro dodici anni fa.

Tutti e due, quindi, restano con un pugno di mosche in mano, senza possibilità di risarcimento. Perché? “Non c’è la responsabilità di una delle due” si legge nella sentenza riportata dal Corriere e sul fatto che l’impianto torni ai privati “nel contratto (con cui la Provincia ha affidato la gestione fino al 2029) non c’è scritto che sarà nullo in caso di fermo della produzione (come poi è successo con il sequestro)”. La Provincia, quindi, si vede sfilare di mano il depuratore con il rischio di non fare più l’impianto unico del Garda e i privati non pensano a investire per farlo tornare a funzionare, visto che è ormai abbandonato e superato dalle tecnologie, mentre le zone vicine si sono già dotati di loro impianti biogas per l’energia. L’affido, tre anni fa, da parte della Provincia – che aveva vinto in primo grado – all’Ato e poi a Garda Uno per la depurazione civile rischia di essere carta straccia e solo un accordo tra Broletto e i privati (che vorrebbero ricorrere in Cassazione) può smuovere la situazione dell’impianto bassaiolo.