SALÒ – Parole e melodia: una riflessione su Dante e Petrarca

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Ha preso il via il 10 ottobre 2014, presso la chiesa della Visitazione sita in piazza Vittorio Emanuele II, “Parole e melodia”, una rassegna che vuole essere un connubio di musica, riflessione e preghiera.

Ogni venerdì, alle ore 20.30, la serata viene aperta dall’esecuzione di alcuni suggestivi brani all’organo. Una voce recitante legge poi dei brani letterari ispirati alla Vergine Maria, commentati poi da un sacerdote, che espone le proprie riflessioni in merito. La serata chiude con un secondo momento melodico, a cura del coro.

Venerdì 24 all’organo ci sarà Matteo Falloni, mentre Don Luca Guana esporrà le proprie riflessioni circa il Canto XXXIII del “Paradiso” di Dante Alighieri: “Vergine Madre figlia del tuo figlio umile e alta più che creatura”. Il coro dei “Cantores Mariae” sarà invece diretto da Lidia Giussani.

“Vergine madre, figlia del tuo Figlio,

Umile ed alta più che creatura,

Termine fisso d’eterno consiglio.

 

Tu se’ colei che l’umana natura

Nobilitasti sì, che il suo Fattore

Non disdegnò di farsi sua fattura.

 

Nel ventre tuo si raccese l’amore

Per lo cui caldo nell’eterna pace

Così è germinato questo fiore.

 

Qui se’ a noi meridïana face

Di caritate; e giuso, intra i mortali,

Se’ di speranza fontana vivace.

 

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,

Che, qual vuol grazia e a te non ricorre,

Sua disïanza vuol volar senz’ali.

 

La tua benignità non pur soccorre

A chi domanda, ma molte fiate

Liberamente al domandar precorre.

 

In te misericordia, in te pietate,

In te magnificenza, in te s’aduna

Quantunque in creatura è di bontate!

La rassegna chiuderà il prossimo venerdì 31 con Gerardo Chimini all’organo e con Mons. Francesco Bertoni, il quale ci esorterà a riflettere prendendo spunto dal “Canzoniere” di Francesco Petrarca: “Vergine bella che di sol vestita coronata di stelle, al sommo Sole piacesti si, che ‘n te sua luce ascose” sarà al centro della serata, chiusa dalla Corale “Marco Enrico Bossi”, diretta da Carlo Ragnoli.

Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che ‘n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so ‘ncominciar senza tu’ aita,
et di Colui ch’amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s’a mercede
miseria extrema de l’humane cose
già mai ti volse, al mio prego t’inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench’i’ sia terra, et tu del ciel regina.

Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con piú chiara lampa;
o saldo scudo de l’afflicte genti
contra colpi di Morte et di Fortuna,
sotto ‘l qual si trïumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch’avampa
qui fra i mortali sciocchi:
Vergine, que’ belli occhi
che vider tristi la spietata stampa
ne’ dolci membri del tuo caro figlio,
volgi al mio dubbio stato,
che sconsigliato a te vèn per consiglio.

Vergine pura, d’ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola et madre,
ch’allumi questa vita, et l’altra adorni,
per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutt’i terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa,
Vergine benedetta,
che ‘l pianto d’Eva in allegrezza torni.
Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata nel superno regno.

Vergine santa d’ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
et di giustitia il sol, che rasserena
il secol pien d’errori oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi ài in te raccolti,
madre, figliuola et sposa:
Vergina glorïosa,
donna del Re che nostri lacci à sciolti
et fatto ‘l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe
prego ch’appaghe il cor, vera beatrice.

Vergine sola al mondo senza exempio,
che ‘l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil né seconda,
santi penseri, atti pietosi et casti
al vero Dio sacrato et vivo tempio
fecero in tua verginità feconda.
Per te pò la mia vita esser ioconda,
s’a’ tuoi preghi, o Maria,
Vergine dolce et pia,
ove ‘l fallo abondò, la gratia abonda.
Con le ginocchia de la mente inchine,
prego che sia mia scorta,
et la mia torta via drizzi a buon fine.

Vergine chiara et stabile in eterno,
di questo tempestoso mare stella,
d’ogni fedel nocchier fidata guida,
pon’ mente in che terribile procella
i’ mi ritrovo sol, senza governo,
et ò già da vicin l’ultime strida.
Ma pur in te l’anima mia si fida,
peccatrice, i’ no ‘l nego,
Vergine; ma ti prego
che ‘l tuo nemico del mio mal non rida:
ricorditi che fece il peccar nostro,
prender Dio per scamparne,
humana carne al tuo virginal chiostro.

Vergine, quante lagrime ò già sparte,
quante lusinghe et quanti preghi indarno,
pur per mia pena et per mio grave danno!
Da poi ch’i’ nacqui in su la riva d’Arno,
cercando or questa et or quel’altra parte,
non è stata mia vita altro ch’affanno.
Mortal bellezza, atti et parole m’ànno
tutta ingombrata l’alma.

Vergine sacra et alma,
non tardar, ch’i’ son forse a l’ultimo anno.
I dí miei piú correnti che saetta
fra miserie et peccati
sonsen’ andati, et sol Morte n’aspetta.

Vergine, tale è terra, et posto à in doglia
lo mio cor, che vivendo in pianto il tenne
et de mille miei mali un non sapea:
et per saperlo, pur quel che n’avenne
fôra avenuto, ch’ogni altra sua voglia
era a me morte, et a lei fama rea.
Or tu donna del ciel, tu nostra dea
(se dir lice, e convensi),
Vergine d’alti sensi,
tu vedi il tutto; e quel che non potea
far altri, è nulla a la tua gran vertute,
por fine al mio dolore;
ch’a te honore, et a me fia salute.

Vergine, in cui ò tutta mia speranza
che possi et vogli al gran bisogno aitarme,
non mi lasciare in su l’extremo passo.
Non guardar me, ma Chi degnò crearme;
no ‘l mio valor, ma l’alta Sua sembianza,
ch’è in me, ti mova a curar d’uom sí basso.
Medusa et l’error mio m’àn fatto un sasso
d’umor vano stillante:
Vergine, tu di sante
lagrime et pïe adempi ‘l meo cor lasso,
ch’almen l’ultimo pianto sia devoto,
senza terrestro limo,
come fu ‘l primo non d’insania vòto.

Vergine humana, et nemica d’orgoglio,
del comune principio amor t’induca:
miserere d’un cor contrito humile.
Che se poca mortal terra caduca
amar con sí mirabil fede soglio,
che devrò far di te, cosa gentile?
Se dal mio stato assai misero et vile
per le tue man’ resurgo,
Vergine, i’ sacro et purgo
al tuo nome et penseri e ‘ngegno et stile,
la lingua e ‘l cor, le lagrime e i sospiri.
Scorgimi al miglior guado,
et prendi in grado i cangiati desiri.

Il dí s’appressa, et non pòte esser lunge,
sí corre il tempo et vola,
Vergine unica et sola,
e ‘l cor or coscïentia or morte punge.
Raccomandami al tuo figliuol, verace
homo et verace Dio,
ch’accolga ‘l mïo spirto ultimo in pace.