REZZATO – Incendio alla ‘Trailer’, Cgil: “Serve trasparenza sui rifiuti. Cittadini non conoscono i pericoli”

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Il vasto incendio divampato ieri nel magazzino della “Trailer” di Rezzato e che ha bruciato 4 mila tonnellate di materiale plastico destinato al termovalorizzatore di Brescia ha acceso le polemiche anche della Cgil sul trattamento dei rifiuti. “Mentre per alterne decisioni politiche e attività speculatorie, il Sistri, Sistema di controllo elettronico della tracciabilità dei rifiuti nato nel 2009, sembra definitivamente archiviato – si legge in una nota del sindacato – l’incendio di Rezzato ci mette di fronte all’esistenza di un sistema di smaltimento rifiuti molto parcellizzato e sparso nel territorio.

La popolazione locale, già allarmata per gli odori provenienti dal deposito, si è scontrata ora con la pericolosità di un sistema di trasformazione dei rifiuti i cui passaggi ‘volutamente’ non sono resi evidenti come interni a un sistema di trasformazione che dovrebbe avere carattere industriale e, a questo livello, essere interamente tracciabile e sottoposto a vincoli e controlli adeguati. Le origini dell’incendio, cause, livelli di inquinamento e rischi per la salute chiedono di essere accertati. Di più, occorre far vivere la pretesa di conoscere la realtà del processo nelle sue diverse fasi, per modalità, quantità e qualità e provenienza dei rifiuti, nonché dei rischi connessi alla raccolta, trasporto (con quali mezzi?), selezione, mappe dei depositi di stoccaggio, durata degli stoccaggi in rapporto ai programmi di incenerimento o di destinazione in discarica.

L’occasione offerta dall’obbligo di realizzare gli obiettivi europei della raccolta differenziata, condivisi anche dall’Italia, va accompagnata da un riordino della normativa prevista per lo smaltimento di rifiuti a sostegno della ricomposizione del processo industriale. E’ questo un campo di intervento che nella crisi economica attuale offre ampi spazi per nuove attività e occupazione, a condizione che si vogliano superare i nodi e vizi in cui versa l’attuale gestione, troppo esposta a illegalità e infiltrazioni mafiose. La trasformazione dei rifiuti non è un servizio o un’attività sociale o uno spazio per irresponsabili affaristi quando non criminali. E’ un processo di trasformazione industriale – conclude la nota – che comporta un salto nelle abitudini dei consumatori e del nostro sistema produttivo, nelle modalità di gestione della raccolta, per la selezione, il recupero, il riuso dei rifiuti e, in assenza di alternative, lo smaltimento, sfruttando al meglio le sue potenzialità economiche dell’intero processo e salvaguardando salute e ambiente”.