BRESCIA – Rifiuti, la Cgil si sbilancia: “Meglio il porta a porta. Crea più posti di lavoro”

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Si parla ancora di rifiuti a Brescia dove si deve scegliere tra la calotta e il porta a porta. E la discussione viene portata avanti dalla Cgil di Brescia. “I vincoli europei per salvaguardare la salute umana e garantire una maggiore protezione dell’ambiente impongono obiettivi di riduzione della produzione dei rifiuti, di realizzazione della raccolta differenziata, di superamento delle discariche fino al divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati e compostati, pena l’addebito di pesanti sanzioni. A questo proposito – si legge nella nota del sindacato – ricordiamo che fra le procedute di infrazione da parte dell’Unione Europea, prevalgono quelle riconducibili all’ambiente dove ben ventidue di quelle in corso riguardano il tema rifiuti.

Per la sola Campania, fra le regioni italiane sanzionate, per il prolungato inadempimento in materia di gestione dei rifiuti nella regione, la Corte europea ha chiesto nel mese di settembre, una multa di 25 milioni per le passate violazioni e una sanzione di 250 mila euro al giorno finché l’Italia non si adeguerà alle richieste Ue, sanzioni che si aggiungono al congelamento di fondi comunitari. È in questo contesto che si inserisce la discussione bresciana sui metodi di raccolta dei rifiuti per la realizzazione degli obiettivi europei e si impone uno sforzo di analisi capace di andare oltre la sola valutazione di costi e ricavi della sola fase di raccolta, essendo oltretutto risaputo che l’economicità virtuosa del processo di realizzazione della raccolta differenziata va valutato nell’insieme del processo che attraverso le fasi di recupero e riciclaggio che investe anche i rifiuti industriali, consegna materie prime derivate sviluppando nuova ricchezza ed economia.

In questa prospettiva la discussione va allargata e deve proporsi di stimolare la definizione di piani industriali per la realizzazione nel territorio bresciano di impianti di recupero e riciclaggio da parte delle aziende partecipate, ma non solo. Questa prospettiva va necessariamente considerata in ordine al processo di riduzione dell’incenerimento dei rifiuti, inevitabile nell’affermarsi della raccolta differenziata e per i divieti approvati dal Parlamento europeo nelle linee guida del prossimo programma ambientale ai fini della ripresa economica. Fra i presupposti, oltre all’assunzione di uno sguardo più lungimirante in termini di nuovo sviluppo del territorio, più al passo con le migliori dinamiche economiche di diversi paesi europei – continua la nota – deve proporsi l’adozione del sistema di raccolta più efficace nel garantire la più elevata qualità nella differenziazione dei rifiuti, evitando perdite di conferimenti al processo di recupero e riciclaggio e costi aggiuntivi legati a operazioni di successiva differenziazione. Sistema che, inutile confonderci, risulta essere quello già sperimentato del ‘porta a porta’.

Tale sistema è certamente più radicale nei cambiamenti che richiede agli utenti e agli operatori addetti alla raccolta, ma questo non mette in discussione i migliori risultati che permette di realizzare, anche in termini di maggiore occupazione. Proprio per questo, la sua introduzione piuttosto, include fra i presupposti, l’insuperabile necessità di prevedere una fase strutturata di accompagnamento pubblico al cambiamento dei comportamenti e l’avvio preventivo del confronto sindacale per la definizione concordata della condizioni della prestazione di lavoro, con particolare riguardo alla sicurezza e tutela della salute dei lavoratori. In questa direzione i rappresentanti dei lavoratori con le rispettive federazioni di categoria si sono già pronunciate nella massima trasparenza e confidano in passi concreti conseguenti da parte dei massimi decisori. È bene che l’amministrazione affronti in modo aperto le diverse valutazioni di cittadinanza e dei diversi portatori di interessi l’analisi dei sistemi di raccolta finora sperimentati – conclude la Cgil – tenendo presente che la bontà della scelta non potrà che essere valutata in rapporto alla capacità di affermare l’interesse generale nella prospettiva di un migliore sviluppo economico territoriale, sociale e occupazionale, nel rispetto dell’ambiente”.