BRESCIA – Lavori Tav, società di costruzione vuole aprire sei cave. Grandi (Aib): “Usate le nostre”

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Per i lavori relativi alla Tav, treni ad alta velocità, in provincia di Brescia si vogliono aprire sei nuove cave (di prestito) per 11 milioni di metri cubi. “Siamo favorevoli alla realizzazione di nuove infrastrutture pubbliche, e certamente anche della Tav – dice Daniela Grandi, presidente del settore Industrie estrattive in Associazione Industriale Bresciana – ma queste grandi opere devono generare indotto, diretto e indiretto, per i territori su cui insistono. E’ perciò quantomeno sconcertante che la Cepav Due programmi l’apertura di sei nuove cave, usufruendo del salvacondotto ministeriale, senza tenere in minimo conto le risorse già presenti nel territorio. Due sono gli aspetti che il Ministro Lupi dovrebbe prendere in considerazione.

Il primo – continua Grandi – che le ‘cave di prestito’ previste dalla Cepav non solo creeranno un ulteriore, pesante danno ambientale, ma sono anche assurde sotto il punto di vista economico, in quanto contigue a cave già attive e momentaneamente sottoutilizzate a causa delle crisi edilizia. Il secondo, che l’industria della nostra provincia ha a disposizione un’ingente quantità di inerti certificati, derivanti da scorie di fusione, a bassissimo costo, perfettamente idonei allo scopo, che potrebbero fornire in larga misura le quantità di materiale necessario per la realizzazione dei lavori, qualora la disponibilità dei materiali, prelevabili dalle cave già attive, non fosse sufficiente, con il corollario positivo della eliminazione dei materiali dai piazzali delle aziende e di creazione di valore senza consumo di territorio e di sottosuolo. Chiediamo a Cepav Due – continua la presidente – l’apertura di un tavolo di confronto per verificare le nostre proposte, atte a ottimizzare i costi dell’opera, creare indotto sul territorio bresciano e, non per ultimo, a minimizzare l’impatto ambientale dell’infrastruttura”.

Il consorzio Cepav Due (Consorzio Eni per l’Alta Velocità) si occupa della realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità da Milano a Verona. E’ attualmente costituito dalla saipem S.p.A., Gruppo eni ( 52%), Impresa Pizzarotti & C. S.p.A. di Parma (24%), Società Italiana per Condotte d’Acqua S.p.A. di Roma (12%) e Impresa di Costruzioni Giuseppe Maltauro S.p.A. di Vicenza (12%). L’autorizzazione all’esercizio delle cave di prestito è subordinata all’impossibilità di riutilizzare sul posto dei quantitativi di materiale estratto durante gli scavi, in quanto non idoneo o insufficiente secondo quanto previsto dall’articolo 4, comma 3 della Direttiva per i casi in cui dalla realizzazione di opere pubbliche vengano ottenuti materiali di risulta. E all’impossibilità di riutilizzare materiale di risulta proveniente da altre opere realizzate dallo stesso ente appaltante, secondo le disposizioni contenute nell’articolo 3, comma 3 della stessa direttiva. All’inapplicabilità della Direttiva per la realizzazione del sistema di riutilizzo degli inerti con particolare riferimento a quelli derivanti dall’edilizia, alla non possibilità di utilizzare materiale in commercio, in riferimento a quanto previsto nell’articolo 3, comma 1, lettera c).

Le più attente acciaierie bresciane hanno a disposizione come “inerte” un materiale generato da attività di recupero di scorie nere di acciaieria regolarmente autorizzato, che presenta composizione e caratteristiche chimiche similari alle rocce di origine vulcanica, data l’elevata temperatura del processo di fusione che le origina, con procedure certificate e costantemente monitorate. Questo materiale inerte risponde alle caratteristiche specifiche previste dalla normativa vigente, il cui utilizzo è auspicato da tutte le direttive ambientali nazionali ed europee, non rilasciando nessun tipo di sostanza inquinante, come a più riprese certificato dagli enti preposti.