VILLA CARCINA – Cromo nell’acqua, i dati sono tranquilli. Ma dieci anni fa era molto peggio

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L’acqua del rubinetto di casa, anche a Villa Carcina, contiene cromo esavalente, e questo si sapeva, vista la situazione presente anche a Concesio. Ma se nei dati più aggiornati si parla di concentrazioni di poco superiori ai 5 microgrammi per litro, limite consentito, fino a dieci anni fa si registravano persino quattro volte più alti. E’ il resoconto emerso dalla serata organizzata nei giorni scorsi dal gruppo consigliare “Civicamente Uniti per Villa Carcina” e di cui ne dà notizia Bresciaoggi.

Paolo Galesi, capogruppo della lista, ha diffuso i dati sulle analisi fatte nell’acqua pubblica del paese e si respira una certa preoccupazione. In via Italia a Carcina e a Villa nella zona del cimitero, dal 24 settembre dell’anno scorso al 29 luglio di quest’anno la concentrazione di cromo è sempre stata superiore, anche se di poco, ai limiti e solo Cogozzo è esente. Ma quello che ha lasciato attoniti i presenti sono i dati riferiti al 2001 e 2002, oltre dieci anni fa.

L’Asl, nei prelievi fatti, ha riconosciuto a Villa fino a 28 microgrammi e l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente nel 2003 non si è distaccato troppo, tanto che nel 2006 una delibera ha obbligato l’Asm a bonificare il pozzo di Cailina. Ma quali sono le conseguenze sulla salute usando l’acqua “al cromo”? Francesco Puccio direttore del Dipartimento di chirurgia a Desenzano e primario a Manerbio, rifacendosi alle pubblicazioni di settore, ha parlato di rischi “non trascurabili” per i più piccoli oltre i 2 microgrammi.

A questo, come riporta Bresciaoggi, bisogna aggiungere la necessità di controlli sul Mella per evitare scarichi industriali e il depuratore in previsione a Concesio. L’Arpa ha sottolineato come l’acqua del fiume a Villa Carcina sia “sufficientemente” pulita, ma a pesare sono le sostanze chimiche dei metalli, anche se negli ultimi anni i livelli di cromo sono calati. E l’osservatorio sull’Acqua Bene Comune invita i privati a controllare l’acqua che esce dai propri rubinetti. “Non sempre i dati – dice l’ente – sono uguali a quelli forniti dall’Arpa”.