BASSA BS – Studenti “schiacciati” sugli autobus, è polemica. Via a class action

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La bassa bresciana non ce la fa più a viaggiatori “sardine” negli autobus in movimento attraverso la provincia e per collegarsi alla città. Come riportano alcuni giornali locali, la pazienza è arrivata al limite a Calvisano, lungo il tratto che porta a Castiglione delle Stiviere nel mantovano e a Roccafranca. Tutti con gli stessi problemi: nonostante decine di euro di abbonamento sostenute al mese – che possono arrivare fino a 74 – i pendolari sono costretti a stare in piedi e schiacciati l’uno contro l’altro. Ma c’è di più.

A Calvisano, infatti, come segnala l’edizione odierna del Giornale di Brescia raccogliendo le lamentele dei cittadini e di una mamma che ha voluto documentare il fatto, un autista è stato sorpreso con il cellulare alla guida. “Paghiamo 66 euro di abbonamento per vedere i nostri figli viaggiare in piedi – dice una mamma al quotidiano – e abbiamo paura per la loro sicurezza”. I mezzi, infatti, arrivano alle fermate spesso pieni e quindi i pendolari sono costretti a muoversi tra spintoni.

E la sicurezza è ancora più a rischio quando l’autobus frena o in alcune zone particolari del tragitto. Sul mezzo salgono soprattutto gli studenti del centro di formazione professionale “Casa del Giovane” diretti a Castiglione e all’Apam, l’azienda che gestisce il servizio di trasporto, è stato chiesto di aumentare gli autobus lungo la tratta. E aspettano ancora una risposta.

La stessa situazione, segnalata da Bresciaoggi, si presenta a Roccafranca e anche qui sono le mamme degli studenti a lamentarsi con la Saia che opera i trasporti verso la città. La polemica non cambia: da 50 a 74 euro di abbonamento al mese per muoversi in più di un’ora di strada tra Brescia e la bassa e al ritorno si trova il mezzo sempre pieno, con i ragazzi costretti a viaggiare in piedi. I genitori si sono rivolti alla Provincia per parlare del tema, visto che “la metropolitana e il tram hanno corsie riservate, gli autobus sono come le auto, con tutti i rischi di sicurezza”. Da qui partirà una class action già annunciata dalle mamme.