BRESCIA – Aumentano gli “anziani” al lavoro, servono formazione e sicurezza mirate

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Come sta cambiando il mondo del lavoro? Quali scenari con l’innalzamento dell’età pensionabile? Quale futuro attende l’attuale forza lavoro, caratterizzata da una forbice in aumento, che vede sempre più spesso operare a braccetto lavoratori di 20 anni e ultrasessantenni con esigenze fisiologiche diverse? Il mercato del lavoro si sta trasformando a causa dell’allungamento delle prospettive di vita: da proiezioni Isfol, infatti, nel 2015 saranno oltre 13 milioni gli over65 (pari al 21,4% del totale) e si stima che nel 2050 saranno quasi 21 milioni ovvero il 31,5% della popolazione. Un trend in crescita, che nell’immediato futuro vedrà rimanere sul posto di lavoro, in virtù della nuova riforma del mercato, anche le fasce più mature della popolazione.

Un fenomeno che interessa anche la Lombardia dove, secondo i dati Istat, il 44,9 % dei cittadini con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni era occupato (+4,5% rispetto all’anno precedente). Crescita anche per la provincia di Brescia, dove se nel 2013 il 46,3% degli abitanti tra i 55 e i 64 anni era occupato attivamente (3° posto tra le province della regione), nel 2012 lo era solo il 36,4%. Guardando alle singole province si vede come, nel 2013, in Lombardia quella con la più alta percentuale di 55-64enni lavorativamente attivi è stata Monza Brianza (50,8%), seguita da Milano (50,1%), Brescia (46,3%), Como (45,9%), Pavia (43,3%), Cremona (41,8%), Varese (40,7%), Sondrio (40,3%), Mantova (40,1%), Lecco ( 37,6%), Bergamo (35,9%) e Lodi (34,2%).

“Il progressivo invecchiamento della forza lavoro ha ricadute importanti anche sul fronte della sicurezza. Occorrerà prevedere nuove modalità con cui sensibilizzare e poi formare gli operatori, oltre a implementare nuove politiche aziendali che tengano conto delle mutate esigenze dei loro addetti sia in fatto di sicurezza, che di benessere, che di welfare aziendale” sostiene Marilena Pavarelli, project manager di Ambiente Lavoro. Su questo ci si interrogherà infatti durante la manifestazione in occasione del convegno “Invecchiamento e lavoro: aggiornamenti, esperienze e proposte” organizzato per mercoledì 22 ottobre dalla Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione e dalla Società Italiana di Ergonomia. Durante i lavori, esperti in medicina del lavoro e previdenza presenteranno tutti gli aggiornamenti sul fenomeno dell’avanzamento dell’età della popolazione attiva. Un’occasione di confronto che metterà sul tavolo le varie esperienze di lavoratori RLS, imprenditori, addetti alla sicurezza, medici e igienisti del lavoro, ergonomi, esperti di assistenza e previdenza sui reali bisogni e soluzioni da prendere in tempi rapidi per fronteggiare criticità e risorse legate all’invecchiamento della popolazione lavorativa, tenendo conto, naturalmente, delle proposte e delle modifiche legislative sulle pensioni.

“Dagli ultimi studi realizzati sul tema – sottolinea Rinaldo Ghersi di SIE e coordinatore del gruppo di lavoro “Invecchiamento e lavoro” di CIIP – emerge che nel 2050 oltre il 30% della popolazione europea avrà più di sessant’anni e nel 2025 nell’Ue a 15, i lavoratori di età tra i 50 e i 64 anni saranno il 35%, il doppio dei minori di 25 anni, mentre nell’Ue a 27 Paesi, nel 2030, i lavoratori di età tra i 55 e i 64 anni aumenteranno del 16,2% mentre i più giovani diminuiranno dal 5 al 15%, a seconda delle fasce di età. In pratica, l’Europa avrà la popolazione lavorativa più anziana della sua storia. Un fenomeno, questo, dalla duplice valenza – precisa Ghersi – Se da una parte infatti un lavoratore più anziano rappresenta una risorsa importante per l’azienda e un risparmio per il sistema previdenziale, dall’altro aumentano i problemi di idoneità e collocabilità. È con questi presupposti che la salute e la sicurezza nel lavoro assume un ruolo fondamentale per promuovere la collaborazione tra soggetti di diverse età”. Obiettivo non facile da raggiungere visto che, secondo un recente studio dell’European Agency for Safety and Health at Work (EU-OSHA), quattro lavoratori su dieci in Italia ritengono non solo che colleghi ultrasessantenni siano meno produttivi, ma anche che siano più assenteisti per motivi di salute.

Il numero degli scettici italiani aumenta a 7 su 10 se si analizza la capacità degli over60 di aggiornarsi sui cambiamenti che il lavoro di oggi frequentemente richiede. Ed è proprio la riorganizzazione del lavoro, unita al carico eccessivo delle mansioni e delle ore lavorate, ad essere indicata dal 55% dei lavoratori italiani come possibile causa di stress lavoro correlato tra i lavoratori over60. Lo scenario dell’invecchiamento della forza lavoro modifica di riflesso anche le tipologie di infortuni. Secondo l’ultima analisi del settore del Canadian Centre for Occupational Health and Safety, i lavoratori più anziani fanno registrare infatti più assenze dai posti di lavoro dovute al decorso fisiologicamente più lungo rispetto ai giovani colleghi. Ed anche per questo motivo la ricerca ha evidenziato una minore produttività degli over 60. Va aggiunto però che dal punto della produzione, a livello generale è emerso che i lavoratori più anziani hanno gli stessi indici di produttività per compiti che richiedono competenza ed esperienza, segno questo che occorre osservare con attenzione le molteplici dinamiche del contesto lavorativo. La nuova sfida che attende lavoratori, aziende e istituzioni è infatti proprio quella di adattare il lavoro con le problematiche relative all’allungamento della vita lavorativa, alle diverse fasi della vita lavorativa stessa.

Tenere quindi presente tutte le variabili dovute alla diversa età (fisiche, sociali, cognitive, organizzative) per poter sfruttare e non subire la ricchezza di questa diversità. “Un traguardo – conclude Ghersi – raggiungibile non con un’unica soluzione ma con una serie di interventi mirati. Accanto alle strategie per l’invecchiamento attivo, sostenute dall’Ue e al miglioramento di posti e organizzazione del lavoro, in contesti diversi per economia, ergonomia e welfare, occorre infatti riflettere anche sulle politiche previdenziali e di assistenza all’invalido. Dato per accertato e in costante crescita l’aumento dell’età dei lavoratori, è necessario entrare nell’ottica che per lavorare più a lungo è fondamentale lavorare meglio e riorganizzare alcuni aspetti della seconda fase della vita lavorativa. Proporre, ad esempio, una maggiore flessibilità nei ritmi, nei turni, negli orari notturni e, dal punto di vista medico, rivedere la legge sui lavori usuranti che ad oggi non è sufficiente”. Sfruttare quindi i cambiamenti a proprio favore, porterà al tempo stesso ad una maggiore produttività delle imprese e a migliori condizioni di lavoro, sempre più parte essenziale e duratura della propria esistenza.