MARCHENO – “Parte: il borgo, la storia” e i quartieri rivivono i tempi passati

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“Parte: il borgo, la storia” è l’iniziativa, nata sulla scia del successo raccolto gli scorsi anni attorno agli eventi realizzati nei borghi di Aleno, Cesovo e Brozzo, tutte frazioni di Marcheno, che si terrà domenica 5 ottobre (in caso di pioggia domenica 12 ottobre) dalle ore 14,30 alle 19 alla Parte di Marcheno. Durante un pomeriggio di fine estate i cortili del paese diventano un inedito “palcoscenico” per lo spettacolo “Al di là del fiume sul dosso”, interpretato dagli attori dell’associazione culturale “Treatro terrediconfine”. Alcuni angoli del borgo saranno pure animati, in un’atmosfera festosa, da cantori e suonatori popolari: la Banda Alpina, il gruppo folkloristico di Collio, il Gruppo Stella, il Circolo delle Quinte e Walter con la fisarmonica. Tra le vie ci saranno alcune bancarelle di artigianato e di prodotti tipici della Valtrompia mentre il punto di rinfresco, organizzato dagli abitanti, e nel punto ristoro, allestito dal gruppo alpini locale e di Marcheno, sarà possibile fare una pausa tra una narrazione e l’altra dello spettacolo.

MarchenoL’archivio storico della Caccia presenterà la mostra “Vedute: suggestioni paesaggistiche attraverso la fotografia di Gian Battista Bertelli” all’interno del cortile di “Casa Poli” mentre in una stanza di “Casa Guerini” verrà proiettato il video “Sentieri d’archivio: esplorazioni di caccia percorrendo i documenti”. Il pomeriggio si concluderà intorno alle 18,30 con l’intervento del gruppo di danze popolari di Collio e il concerto conclusivo di Bandalpina che animeranno e coinvolgeranno il pubblico. Questa giornata di “festa” diverrà pertanto occasione per uno spontaneo movimento di memoria e per una riscoperta di particolari scorci del paese: un invito ad un originale appuntamento che coniuga storia locale, “poesia della memoria” e viva socialità. “Al di là del fiume sul dosso” è lo spettacolo che anima il borgo, ha uno sviluppo itinerante. Ad orari precisi, nei cinque cortili prescelti, viene proposta una breve rappresentazione di 10-15 minuti, ripetuta più volte in modo da creare una narrazione collettiva.

Il pubblico può così seguire liberamente il ripetersi dei racconti spostandosi da un luogo all’altro. Le immagini, i suoni, i racconti di storie vissute, fanno riemergere memorie della Valtrompia, le sue usanze, il lavoro della sua gente in officina o all’estero, nei campi o nelle botteghe di paese. Memoria personale, intima anche di donne che alle loro braccia, al loro lavoro, alla parsimoniosa gestione di misere risorse, hanno affidato con tenacia quotidiana il riscatto familiare e sociale. Ma anche storie di roccoli e capanni, di lettere e trincee rimando al conflitto mondiale di cento anni fa. Gli attori hanno elaborato personaggi, azioni e dialoghi basandosi su interviste ad abitanti della Parte, su documenti conservati negli archivi storici comunali curati dal Sistema bibliotecario archivistico della Valtrompia e su pubblicazioni locali. Sull’aia di “Casa Fausti” in località Clós con “Terra madre” scorre la storia antica di un borgo isolato di montagna, in cui le poche donne rimaste da sole, per eventi bellici, decidono di portare avanti la specie, col primo uomo che arriverà fin lassù, perché il paese continui a vivere per non naufragare nell’oblio.

Nel brolo di “Casa Poli”, con “Su al roccolo” si ripercorrono le tracce della tradizione di caccia dal commercio di uccelli d’inizio ‘900, catturati nelle reti dei roccoli, fino agli anni ’50 con le lunghe attese nei capanni delle “passate” sopra i carpini. Il “Cortile Ceresoli – Zubani” ospita “Chiacchiere di parte” narrazione di donne su un paese prevalentemente agricolo che fa i conti con il cambiamento, la mutazione, le premesse al boom economico. Al “Cortile Gabrieli – Muffolini” in “Ci vorrebbero 100 anni”, il soldato Luigi, allontanato dal fronte in quanto “non giusto di mente”, narra le sue esperienze di trincea intrecciandola a preoccupazioni più lievi di chi a casa cerca di portare avanti la vita. In “Elastico e bottoni”, nel portico di “Casa Zanetti”, si descrive l’emporio di 50 anni fa, in cui i singoli clienti raccontano alla bottegaia le loro vicende personali, le questioni domestiche e le varie confidenze sul paese. La rappresentazione è diretta dal regista Fabrizio Foccoli.