Caccia, Bassolini (Ln): “Su richiami e banche dati, il Governo ci cancella”

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A pochi giorni dall’inizio della stagione venatoria, il responsabile nazionale della caccia per la Lega Lombarda Marco Bassolini critica le normative che regolano il settore e lancia le accuse al Governo e al Parlamento

La caccia praticata è ormai iniziata da pochi giorni, ma purtroppo ancora non sono finite le insidie dei legislatori e gli attacchi di chi vuole toglierci questa bellissima e legittima passione che ci riempie il cuore e la mente di ricordi e di emozioni difficili da raccontare a chi non le vive e non capibili da chi non le prova. Mi permetto di fare un piccolo inciso su quello che sta succedendo in questi giorni nelle aule del Parlamento italiano per far capire le mie grandi apprensioni. Vorrei partire ricordando quello che è successo non molto tempo fa quando veniva approvato definitivamente il famoso DL 91 (lo chiamerò così per far capire di cosa parlo visto che oggi è legge) e qualcuno festeggiava e gioiva ringraziando il Governo e quei deputati e senatori che con buonsenso avevano votato a favore di quel famoso emendamento presentato all’ultimo istante in commissione dal Governo stesso, facendolo passare come unica soluzione per salvare i richiami e le catture e veniva invece fortemente criticato il voto contrario degli onorevoli e dei senatori della Lega Nord che si sono battuti fino all’ultimo contro quella folle modifica.

cacciaPeraltro voto contrario della Lega Nord ampiamente motivato dalle forti preoccupazioni che davamo per le insidie che si celavano dietro l’attenta lettura tecnica e politica del documento, sostenendo che così si stava scrivendo la condanna a morte ai roccoli e quindi alla possibilità di effettuare le catture e di conseguenza agli uccelli da richiamo e quindi più in generale alla caccia da capanno. Il testo approvato con quella modifica mi portava infatti solo a pensare che l’obiettivo del Governo non fosse quello di sanare la procedura d’infrazione comunitaria 2014/2006 ex EU Pilot (1611/10/ENVI) anche perché per quello sarebbe bastato, come da noi suggerito con emendamenti di buonsenso, sostituire l’articolo 16 del dl 91 con l’art. 20 della legge europea 1864-a tra l’altro già votata a maggioranza alla camera l’11 giugno. Detto questo, tutto il resto che è stato aggiunto ed inserito nel decreto andava e va oltre le richieste dell’Europa e risulta essere solo una “furbata” non richiesta da nessuna normativa, ma pretestuosamente inserita da qualche moralista animalista.

Abbiamo dimostrato in aula con documenti alla mano e pubblicamente dichiarato in più occasioni che il chiaro obiettivo del decreto era quello di eliminare la cattura, la detenzione dei richiami vivi per uso venatorio con l’intento finale di sopprimere l’arte ultra centenaria dei “Roccoli” e la caccia in un solo colpo cancellando per capriccio di qualcuno la storia di una secolare passione popolare che cittadini con la fedina penale illibata per legge gestiscono con parsimonia e buon senso contribuendo di fatto (scientificamente provato) a tutelare e curare l’ambiente e la biodiversità. Oggi però, a distanza di due mesi, purtroppo ci spiace ammettere che avevamo visto bene e tutto quello che percepivamo e abbiamo cercato in tutti i modi di far capire viene pubblicamente confermato da due atti a parere nostro molto allarmanti e pericolosi che sono stati presentati in questi giorni in aula. Il primo grave atto è un odg, depositato a firma dai senatori del Pd, Sel, M5S e FI, accolto dal Governo e che in sostanza chiede di vietare la detenzione e quindi l’utilizzo dei richiami (sia allevamento che cattura). Di conseguenza se il governo nella prossima legge europea 2014 deciderà di inserire la richiesta dei suoi senatori vorrà dire che la caccia al capanno come i roccoli avrà un futuro che si chiamerà fine.

Il secondo a pochi giorni di distanza è un’interpellanza urgente presentata e discussa in aula giovedì 18 settembre dai deputati del Movimento 5 stelle che, invece di pensare ai problemi seri e reali dei cittadini italiani, si preoccupano di come sia urgente far finire le catture dei richiami vivi e chiudere la caccia, e pensare che sono anche profumatamente pagati da noi. Ma la cosa ancora più grave e inquietante, anche se scontata, è stata la risposta che il Governo dà per conto del sottosegretario di Stato per l’ambiente e la tutela del territorio e del mare Silvia Velo, che palesa e spiega chiaramente quale sia la giusta chiave di lettura del Dl 91 e condivide pienamente le preoccupazioni del deputato Alessio Tacconi (M5S). Mi permetto di dire senza polemica e presunzione che forse ascoltando il grido di allarme e di preoccupazione, fatto con cuore di cacciatore capannista e non con spirito politico, che avevo lanciato prima dell’approvazione del decreto e con qualche doverosa e legittima azione di convincimento in più sui politici “amici” dei cacciatori da parte delle AAVV, con valutazioni tecniche meno affrettate e un po’ meno ottimistiche, remissive e compiacenti nei confronti del ministro Galletti e della sua maggioranza, oggi probabilmente non avremmo un Dl 91 (ora legge) che di fatto rafforza e accentra il potere nelle mani del presidente del consiglio, che rafforza Ispra che a sua volta scriverà il Dpcm con le linee guida sulle catture e sulle banche dati rendendole a questo punto obbligatorie.

A conferma di quanto dicevo, cosa gravissima che viene confermata anche dal sottosegretario del Governo nella sua risposta all’interpellanza, che “è stato, allo stesso tempo, definito un preciso limite normativo con la lettera a) del comma 1-bis dell’articolo 16 del già citato decreto-legge n. 91 del 2014, inserito in sede di conversione, il quale dispone, letteralmente, che i mezzi e gli impianti di cattura dei cosiddetti richiami vivi siano conformi a quelli utilizzati in altri Paesi dell’Unione europea e non proibiti dall’allegato IV della direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009″. Ricordando a questo punto che l’allegato IV in forma poco interpretabile scrive che è vietato l’utilizzo del vischio, reti, trappole, esche avvelenate o tranquillanti e che il governo ha preteso di fare pretestuosamente questa precisazione in una legge nazionale, nonostante nessuna direttiva o commissione europea lo chiedesse, mi piacerebbe capire oggi con cosa cattureremo i richiami vivi e dove stanno a questo punto i motivi che hanno fatto gridare vittoria quasi tutte le associazioni venatorie.

ORDINE DEL GIORNO SULLA CACCIA

INTERPELLANZA SUI RICHIAMI VIVI (M5S)