BRESCIA – Elezioni provinciali, consiglieri M5S non votano: “Non è costituzionale”

0

I consiglieri comunali del Movimento Cinque Stelle nei paesi della Provincia di Brescia non voteranno i rappresentanti per Palazzo Broletto e si autoescludono dalla corsa. Ad annunciarlo sono gli stessi grillini che con una lettera firmata da tutti i consiglieri (Laura Gamba di Brescia, Gianluca Gorlani di Bedizzole, Libero Lorenzoni di Calcinato, Luisa Sabbadini di Desenzano, Alessandra D’Agostino di Gardone Valtrompia, Mara Rolfi di Gussago, Paolo Rossi di Montichiari, Amedeo Paccagnella di Padenghe e Giovanni Cappello di Sarezzo) e indirizzata al sindaco di Brescia Emilio Del Bono e agli altri colleghi hanno parlato di “ripudio senza alcun ripensamento di questo sistema anticostituzionale e scandaloso, che si fa beffa delle fondamenta della nostra democrazia nonché dei cittadini.

M5SPer la prima volta nella storia della nostra Repubblica, in attuazione della Legge Delrio – si legge nella nota – un organo rappresentativo facente parte dell’ordinamento costituzionale della Repubblica, non sarà eletto a suffragio universale e diretto, ma soltanto da membri dei consigli comunali. Le Province sono un’istituzione obsoleta e superabile, che il MoVimento 5 Stelle, raccogliendo le istanze dei cittadini, ha chiesto di abolire con una proposta di legge Costituzionale depositata alla Camera dei Deputati. Anziché agire in questo senso, i partiti hanno mantenuto questi organi, addirittura con un possibile ampliamento dei loro compiti secondo quanto previsto dalla legge. Legge che è stata venduta alla stampa con una menzogna, come trionfale ‘abolizione delle Province’. Per coerenza, i consiglieri comunali M5S rifiutano di prendere parte all’elezione così come rifiutano la possibilità di essere eletti in queste istituzioni antidemocratiche e inutili in quanto non ci riconosciamo in queste imposizioni anticostituzionali, contrarie al principio del suffragio universale e della rappresentanza politica, imposte con prepotenza da un Governo e da una maggioranza parlamentare illegittimi, che oggi si spaccano discutendo della spartizione delle poltrone provinciali.

Esortiamo vivamente tutti i consiglieri comunali della provincia a intraprendere questa strada, affinché l’attuale Governo comprenda la gravità della situazione e il pericolo imminente per la nostra democrazia e Costituzione, ma anche per denunciare la ferma opposizione al mantenimento di un ente inutile, in cui si sovrappongono i livelli decisionali, appesantendo e rendendo più inefficiente il sistema amministrativo locale. Le notizie di stampa di questi giorni (sulle divisioni interne ai partiti, legate solo ed esclusivamente ad una logica spartitoria e consociativa, senza un progetto legato alle candidature sui temi della mobilità, della pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, della tutela e valorizzazione dell’ambiente, del controllo dei fenomeni discriminatori e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale) dimostrano, peraltro, come questi enti siano divenuti solo organismi di esercizio del potere, totalmente svincolati e scollegati dai cittadini, di cui dovrebbero essere emanazione, al contrario di quanto previsto dalla legge Delrio.

L’invito è esteso sia alle forze proclamatesi “civiche” sia a tutti coloro che appartengono a quei partiti che a livello nazionale hanno avviato questo scempio pur avendo posto l’abolizione delle Province nei loro programmi e che, solo oggi, denunciano ciò che il M5S aveva con forza denunciato in Parlamento, rimanendo inascoltato. Questo rifiuto di prendere parte alla spartizione delle poltrone provinciale sarà un forte segnale a Roma, alle istituzioni e al Governo, a dimostrazione che la democrazia non deve mai essere lesa e che i cittadini hanno bisogno di riforme serie e non di spot o di menzogne. Invitiamo soprattutto i candidati presidente e consiglieri a ripensare la loro posizione, a ritornare sui passi della democrazia con una forma di ribellione civile e a non prendere parte a questo “club di nominati”, ritirando le proprie candidature. Chi agirà diversamente, contribuendo all’elezione del futuro Consiglio provinciale, in spregio alla democrazia, alla Costituzione, e alle promesse che sono il vincolo morale per i rappresentanti nei confronti dei loro elettori, non potrà che essere ritenuto correo dell’avanzamento di questa minaccia alla democrazia, al pari di chi l’ha promossa”.