MILANO – Parcheggi a pagamento, multe non valide se Comune non cita quelli gratuiti

0

Duro colpo per le amministrazioni comunali che pensano di far cassa facile con le “strisce blu”, le cosiddette aree a pagamento, che hanno invaso le aree urbane. Con l’ordinanza numero 18575 pubblicata ieri dalla Corte di Cassazione della sesta Sezione Civile, sarà più semplice per gli automobilisti ottenere l’annullamento della multa per non aver corrisposto il prezzo del “grattino” nelle zone di sosta a pagamento. A riportare la notizia è lo Sportello dei Diritti.

Park pagamentoSpetta al Comune dover provare l’esistenza di aree a libera sosta nelle vicinanze e non al “multato”. Nel caso in questione, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso di una donna sanzionata per aver parcheggiato nell’area a pagamento senza esporre il tagliando. Ribaltata la sentenza di merito che aveva rigettato il ricorso della cittadina lamentando l’inesistenza di zone gratuite contigue a quelle a pagamento.

Per gli ermellini è onere del Comune produrre in giudizio le ordinanze che regolamentano la sosta nell’area. I giudici di Piazza Cavour hanno affermato che “nel giudizio di opposizione a verbale di accertamento di infrazione del codice della strada, grava sull’autorità amministrativa opposta, a fronte di una specifica contestazione da parte dell’opponente, che lamenti la mancata riserva di un’adeguata area destinata a parcheggio libero, la prova dell’esistenza della delibera che escluda la sussistenza di tale obbligo ai sensi dell’art.7 comma 8 C.d.S.”.