BRESCIA – Scholè, ecco il 53esimo convegno dei pedagogisti in città

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Si svolgeranno giovedì e venerdì 4 e 5 settembre a Brescia i lavori della cinquantatreesima edizione di Scholé, il tradizionale appuntamento organizzato dall’Editrice La Scuola che vedrà arrivare in città almeno un centinaio di pedagogisti e storici dell’educazione dai maggiori atenei italiani. Ne dà notizia l’edizione online del quotidiano LaStampa.it. Presso il Centro “Mater Divinae Gratiae” giovedì alle 9,15 la presentazione del convegno a cura di Luciano Pazzaglia, storico dell’educazione e delle istituzioni scolastiche , segretario generale di Scholé, alla quale seguirà la prima sessione dei lavori (chairman: Gaetano Mollo), che avrà al centro le due relazioni di Carlos Alberto Torres su “I processi educativi nell’era della globalizzazione”” e di Dario Antiseri su “Cultura liberale e educazione”.

22521_453431858028180_901842055_nSe Antiseri – autore di punta del catalogo La Scuola- ha esternato anche di recente con grande coerenza i suoi giudizi mentre il sistema scolastico sembra tornare al centro del dibattito pubblico (com’è confermato dall’annuncio del Governo di voler avviare un’ampia riforma della scuola), particolarmente attesa è la voce di Torres, dissonante e capace di interrogare i processi storici in corso con una criticità appassionata, a partire dalla stretta correlazione tra educazione e cambiamento sociale. Il celebre sociologo dell’educazione – collaboratore di Paulo Freire, con il quale ha fondato l’omonimo Istituto di Sao Paulo (Brasile), come evidenzia il nuovo volume (“Globalizzazione e educazione”, sottotitolo “Classe, etnia, genere e Stato” , appena pubblicato dall’Editrice La Scuola), ad una globalizzazione troppo spesso omologante, intende contrapporre un multiculturalismo in grado di valorizzare la differenza e un’educazione emancipatrice, capace di fornire gli strumenti per costruire autonomamente un presupposto di libertà; scevra da quella “conoscenza colonizzante” che non offre alcuna possibilità di riscatto. Nel pomeriggio (chairman: Anna Marina Mariani), alle 15, la ripresa dei lavori con Goffredo Fofi e la sua relazione dal titolo “Si può ancora parlare di scuola emancipatrice e liberatrice?” e di Maddalena Colombo sulle “Dinamiche sociali e educazione in Italia dopo la crisi del Welfare” a riflettere sui nessi tra politiche di welfare e politiche educative per sottolineare processi in atto e conseguenze sulle persone, a seguito tracollo finanziario ha toccato le economie occidentali ed ha messo sotto pressione, in particolare, il modello di spesa sociale adottato dall’Unione europea. Alla conclusione il dibattito.

Venerdì 5 settembre dopo la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Brescia Luciano Monari, alle 9,15, la terza sessione (chairman: Luigi Pati) che vedrà una “tavola rotonda” a partire dall’interrogativo “Mondi vitali, democrazia, scuola:quali politiche?” . Intervengono: Giuseppe Bertagna, Chiara Gemma, Vanna Iori, Milena Santerini. Quindi il dibattito e le conclusioni. “La scelta di studiare il tema educativo e scolastico alla luce dell’evoluzione socio-politica dipende, certo, dalla constatazione delle gravi difficoltà che, a causa della crisi economica, il Welfare va sempre più incontrando, ma dipende altresì dalla consapevolezza dell’appannamento che da qualche tempo sembra colpire la proposta neoliberale”- ha dichiarato Pazzaglia , annunciando i nuovi lavori di Scholé. Così proseguendo: “ Com’è noto, negli ultimi due decenni, questa proposta aveva improntato di sé anche i dibattiti pedagogici. Non è trascorso molto tempo da quando si sosteneva che anche la scuola dovesse essere assimilata a una vera e propria azienda e che i suoi risultati andassero sottoposti a una valutazione di tipo meramente quantitativo. Tutti ricordiamo l’esaltazione dei voucher, delle scuole sottoposte a vincoli di contratto, dei test standardizzati come misuratori indiscutibili, e cos’ via. In questo contesto non c’è da stupirsi che anche la pedagogia sia progressivamente venuta svuotandosi”.

Non è tutto. Secondo Pazzaglia: “Ultimamente però abbiamo dovuto prendere atto che, laddove la scelta neoliberale ha trovato applicazione, le cose non solo non sono cambiate, ma sono spesso mutate in peggio, nel senso che la dispersione scolastica è rimasta inalterata, i giovani che non studiano e non lavorano sono continuati a crescere, le differenze culturali fra regione e regione si sono approfondite. Alcuni studiosi cominciano a sostenere la necessità di tornare a considerare la scuola non più come un’azienda, ma come momento imprescindibile di vita sociale e democratica e a vedere nella figura dell’ insegnante non più un semplice funzionario incaricato di somministrare test, ma un intellettuale animato da fantasia e creatività. Non è ormai raro sentir dire che se non torniamo a collocarci nelle prospettive di una pedagogia critica, sarà difficile sottrarsi alla deriva di un materialismo sfrenato, foriero di nuovi individualismi e disuguaglianze sociali”.