ROMA – Commercio estero, Istat: export italiano 2,79% di quello mondiale

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L’Istat, nell’Annuario statistico del commercio estero e delle attività internazionali delle imprese ha fotografato la situazione del nostro Paese, collocandola nel contesto globale: mentre il commercio mondiale di beni, nel 2013, è risultato in crescita rispetto al 2012 del 2,1 per cento, l’Italia ha registrato una contrazione dell’export pari allo 0,1 per cento. Un valore tutto sommato insignificante, specie se rapportato al calo delle importazioni pari al 5,5 per cento nel medesimo periodo.

Import-and-Export-Agency-ServicesTali dinamiche, assieme alla contrazione della domanda interna, hanno determinato – precisa l’Istituto di statistica – un ampliamento dell’avanzo commerciale. Rispetto al 2012, l’attivo è migliorato per un importo pari a 20,5 miliardi di euro ”con un livello del saldo, pari a +30,4 miliardi di euro, che risulta il più elevato nel decennio 2004-2013”. Prescindendo dai prodotti energetici, poi l’avanzo sale a 84,8 miliardi di euro. La quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali di merci è stata, inoltre, nel 2013, pari al 2,79 per cento, in aumento rispetto al 2,74 dell’anno precedente.

Tra i dati maggiormente degni di nota presentati nell’annuario, segnaliamo l’aumento del 2,1 per cento delle esportazioni di servizi e la quadruplicazione degli investimenti diretti all’estero. Nel corso dell’anno passato, Germania e Francia hanno rappresentato, per il nostro Paese, i mercati di sbocco delle esportazioni principali, con quote, rispettivamente, pari al 12,4 e al 10,8 per cento; seguono Stati Uniti (6,9 per cento), Svizzera (5,2) e Regno Unito (5).

Tra i prodotti industriali rispetto ai quali l’Italia ha detenuto, nel 2013, le quote più elevate sulle esportazioni mondiali di merci, ci sono stati i materiali da costruzione in terracotta (21 per cento); le pietre tagliate, modellate e finite (14,5 per cento); il cuoio conciato e lavorato, gli articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria, pellicce preparate e tinte (13,9 per cento); i prodotti da forno e farinacei (13,6 per cento); gli articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili (11,3%); cisterne, serbatoi, radiatori e contenitori in metallo (11,2 per cento).

Fonte: CGIA