APRICA – Il Cardinale Re in Valtellina. “Quella volta che invitai a pranzo Papa Francesco…”

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Non solo i due papi Roncalli e Wojtyla, ma anche Paolo VI e Francesco, senza dimenticare Luciani e Ratzinger. È di qualità, intensità e grandezza l’esperienza del cardinal Giovanni Battista Re, da Borno e Valcamonica, a contatto coi massimi rappresentanti della Chiesa degli ultimi cinquant’anni. Se ai tempi del Papa “buono” Giovanni XXIII era ancora studente universitario a Roma ed ebbe con il protagonista del Concilio Vaticano II contatti sporadici e “da lontano”, ben diversa è la storia del porporato camuno con Paolo VI e soprattutto con Giovanni Paolo II. Già segretario del sostituto della Segreteria di Sato mons. Benelli all’epoca di Montini, la collaborazione con il papa polacco che lo volle prima vescovo e poi cardinale, fu continuativa per gli oltre ventisei anni del suo lungo pontificato. Accompagnato dal parroco di Trigolo Don Giuseppe Ferri, tramite il quale il vicesindaco di Aprica Bruno Corvi era entrato in contatto con lui tempo fa e aveva avuto l’idea dell’incontro pubblico di ieri sera, il cardinal Re ha dispensato storia, aneddoti e strette di mano con molti dei fedeli arrivati al santuario di Maria Ausiliatrice per ascoltarlo.

Il cardinale bresciano ad Aprica
Il cardinale bresciano ad Aprica

Moderato da Francesco Gheza, ospite del custode di casa Don Augusto Azzalini, il porporato ha tenuto la conferenza “Il segreto del fascino dei due Papi santi”. A inizio cerimonia gli ha portato il benvenuto e i saluti, a nome dell’amministrazione comunale e della popolazione, il sindaco Carla Cioccarelli. Il sindaco e presidente BIM Adda si è detta lieta per la devozione che accomuna gran parte degli aprichesi. Presenti accanto al primo cittadino anche quello di Corteno Golgi Martinotta, il viceprefetto di Sondrio Angeri e i parroci di Teglio, Corteno Golgi e Darfo Boario Terme. Parlando di San Giovanni XXIII, bergamasco e quasi conterraneo, ne ha tracciato le virtù umane: bontà, ottimismo, coraggio, saggezza e non è mancata la citazione del famoso “Discorso della luna”. Più ricca la narrazione relativa a San Giovanni Paolo II, che volle Re accanto a sé praticamente dall’inizio. Di lui ha detto: “È stato il leader morale più importante del suo tempo.

E la prima caratteristica del suo pontificato, il suo movente primario, sono stati religiosi, non politici o altro. Il famoso ‘Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo’, pronunciato all’inizio del suo pontificato, è stato il motivo ispiratore di tutta la sua opera – ha precisato.- Il papa polacco era uomo di certezze, non di dubbi. Riguardo alle questioni che gli si presentavano, al massimo prendeva del tempo dicendo di volerci pregare sopra, ma poi decideva e andava dritto per la strada presa. Mi colpiva specialmente l’intensità della sua preghiera, la capacità di concentrazione e persino di estraniazione da tutto ciò che gli stava intorno. E ciò accadeva quando pregava o si ritirava in contemplazione, spesso da solo, perché era un mistico”. Il cardinale Re ha continuato. “Giovanni Paolo II è stato un uomo capace d’azione, ma soprattutto di intensissima orazione, cosa che di lui si conosce e si considera meno. Quando, nel 1989, incontrò Gorbaciov e volle restare dieci minuti con il leader sovietico a quattr’occhi, ora si sa che gli disse soprattutto di aver pregato e di pregare per lui”.

Infine, un episodio su papa Francesco che il cardinale bresciano, avendo un’abitazione in Vaticano, ha avuto ospite a pranzo. L’ospite non è arrivato all’appuntamento a mani vuote, ma ha portato due bottiglie di vino per contribuire alla spesa. Dal canto suo, don Augusto ha ricordato che aveva concelebrato alcune volte con Giovanni Paolo II e che in un’occasione lo aveva anche invitato a venire in Valtellina. “Ah, la Valtellina, la Valtellina!”, gli aveva risposto Wojtyla. Il parroco aprichese ha poi concluso che durante la sua visita pastorale a Como, della cui diocesi Sondrio fa parte, l’ultimo papa santo aveva comunque accettato l’invito, sorvolando almeno la valle in elicottero.