VAL DI FASSA – Dodici mesi di musica con Paolo Fresu

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Ha preso il via con il panorama sulle Dolomiti di Fassa il terzo trekking dei Suoni che ha visto un nutrito gruppo di escursionisti muoversi lungo i sentieri e i rifugi del Catinaccio e Sassolungo tra il 28 e il 30 luglio. Un’esperienza unica sia per i compagni di viaggio, il grande trombettista Palo Fresu assieme al Quartetto Alborada e il chitarrista Bebo Ferra, sia per le montagne scoperte, tra le più affascinanti dell’arco alpino. Il tutto per concludersi con il concerto di ieri pomeriggio presso il cinema Marmolada di Canazei dove, per il maltempo, è stato spostato l’appuntamento delle 14.

La montagna ha offerto sole e aria tersa così come cieli plumbei e pioggia. Insomma l’intera gamma delle esperienze che possono segnare un trekking alpino. Momenti da gustare, sempre in sicurezza, anche per scoprire aspetti altrimenti sconosciuti dell’andare per cime come i colori della roccia, diversi a seconda dell’incidenza della luce e della presenza dell’acqua, o i pascoli ricoperti di fiori che risplendono dopo che la pioggia li ha bagnati, e ancora lo scorrere veloce delle nubi, i profumi e il silenzio che sembra immutabile quando la nebbia sale veloce tra gli alberi e le rocce per poi scomparire d’improvviso. E infine gli incontri inattesi e persino la vita del rifugio che assume ritmi propri quando fuori il tempo fa le bizze e dentro ci si riunisce a parlare, a condividere e a riscaldare l’atmosfera.

paolo fresuCosì assieme alle Guide alpine della Val di Fassa i trekker hanno dapprima raggiunto il rifugio Roda di Vael per poi piegare verso le torri del Vajolet, là dove riecheggiano ancora i nomi che hanno fatto la storia dell’alpinismo: Tita Piaz, Winkler, Dülfer e Preuss. Dal Vajolet in due giornate dal tempo non molto clemente, ma certamente capace di regalare suggestioni e fascino, l’itinerario li ha condotti al Sasso Piatto per il secondo pernottamento. L’indomani la discesa a valle con tappa al rifugio Micheluzzi e quindi al cinema Marmolada dove si è tenuto il concerto finale dell’iniziativa organizzata da Trentino Marketing e dall’Apt Val di Fassa. Molti gli incontri lungo il cammino: dagli animali che testimoniano una secolare presenza dell’uomo – pecore, capre, cavalli e mucche – a quelli di più recente arrivo come gli yak, o buoi tibetani, presenti nell’area di passo Sella. Ma la montagna è anche luogo per guardare oltre il “confine”.
I passi alpini ne sono l’esempio più chiaro. E proprio là dove in una sorta di “magico” allineamento di faglie e millenaria antropizzazione si congiungono terre ladine, italiane e tirolesi si è consumato un fortuito quanto commovente scambio di parole, note e tradizioni. Nei pressi del rifugio Sasso Piatto si sono casualmente incrociati quattro suonatori di corno alpino e la tromba di Fresu. Poche note hanno richiamato l’attenzione di tutti verso l’esterno della struttura e così è bastato uno sguardo, un pensiero o poco più e il musicista sardo con tanto di cappello di lana cotta in testa si è affiancato ai quattro cornisti. Bello ascoltare i suoni pittorici degli strumenti tradizionali e la calda tromba di Fresu, ma forse ancor più bello vedere umiltà, rispetto reciproco e il dialogo di parole nato dopo l’esibizione improvvisata.

Un chiaro esempio di come la musica sia davvero un linguaggio universale al quale possono poi seguire altre forme di incontro. Questi, come altri insegnamenti della montagna, sono serviti certamente ai musicisti ospitati per aggiungere alcuni elementi alla musica pensata per i vent’anni de I Suoni delle Dolomiti e proposta ieri pomeriggio al pubblico.

Una composizione che Fresu e compagni hanno messo a punto negli ultimi dettagli proprio camminando sulle vette trentine tanto che all’esordio del concerto il trombettista ha spiegato: “La montagna unisce e mette insieme le cose. In questi tre giorni abbiamo visto crescere la musica…” E così ciò che è maturato celato agli orecchi di tutti, ieri pomeriggio al Cinema Marmolada ha preso la forma di un vero e proprio viaggio musicale con un misto di sonorità e sapori che hanno portato sulle quote elevate delle Dolomiti anche un po’ di Mediterraneo e soprattutto di Sardegna, l’isola continente (ma anche montagna) immersa nel mare con natura selvaggia e cime proprie e lingue, tante lingue. Un viaggio geografico e nel tempo con Fresu che ha scelto di affidarsi a quello per eccellenza che segna la natura come gli uomini. E se nella storia della musica c’è chi ha scelto le stagioni, il musicista sardo ha optato per i mesi.
Probabilmente perché anche nei mesi, nei loro nomi, la Sardegna ha depositato la propria identità e “alterità” millenaria. E infatti se alcuni sono abbastanza comprensibili e identificabili, altri ci trasportano in un mondo lontano: giugno che diventa làmpada e luglio che invece si chiama triulas e forse il più affascinante di tutti quel capidanni che non è gennaio ma settembre. E per raccontare la musica forse ha senso partire da questo, dal mese in cui si prepara l’anno agricolo nell’isola continente. Un componimento ricco e complesso, carico di attese e suoni. Un mondo promesso in una piccola sinfonia. Così è stato per gli altri brani, tutti capaci di raccontare un particolare stato d’animo e nei quali è risultata chiara la sensibilità e la dolcezza sonora a cui ci ha abituato la tromba di Fresu. Da “In maggiore” assegnato a febbraio che dopo l’assolo iniziale del chitarrista Bebo Ferra si è sciolto in una melodia sognante. Quasi una sarabanda è stata la musica di aprile intitolata “Trovare cose per costruirne altre” mentre decisamente più jazz il brano “Moto perpetuo” realizzato in duo da Bebo Ferra – questa volta alla chitarra elettrica – e Fresu. Un brano dal particolare significato anche simbolico, composto per un documentario inizialmente intitolato “Sindrome di Sant’Erasmo” e che ha visto ragazzi palestinesi e israeliani convivere e dialogare per un periodo “isolati” sull’isola veneziana di Sant’Erasmo.
Suoni e atmosfere orientaleggianti sono fiorite a giungo con làmpadas mentre luglio ha aperto una serie di ninne nanne e brani dedicati ai figli con un componimento che a un inizio di grande dolcezza ha fatto seguire una parte molto ritmica, incalzante e inventiva. Prima della conclusione da segnalare anche le avvolgenti note di “La milonga di Andrea” che segna il mese di novembre (sant’Andrea) così come il brano di Bebo Ferra “La metafisica per le scimmie” pensato per dicembre. Segnato da atmosfere gioiose è stato infine il piccolo omaggio al quale Fresu e musicisti, richiamati sul palco dall’entusiasmo del pubblico, hanno fatto seguire “Del soldato in trincea”, realizzato per il film che Ermanno Olmi presenterà a novembre, dedicato alla Prima guerra mondiale, e un tema ispirato alla Sardegna e al libro di Sergio Atzeni “Passavamo sulla terra leggeri” in cui si sono svelati e sciolti i ritmi delle musiche e delle danze popolari.
Poco prima del saluto definitivo Fresu ha poi voluto spiegare ancora lo spirito dell’esperienza alpina di questi giorni. Un momento in cui cogliere la natura e la spontaneità e soprattutto la poesia del silenzio e della sottrazione che in montagna è particolarmente felice.

Sul palco del cinema Marmolada di Canazei la tromba di Berchidda si è esibito assieme a Anton Berovski (violino), Sonia Peana (violino), Nico Ciricugno (viola), Piero Salvatori (violoncello) e Bebo Ferra (chitarra).