MADONNA DI CAMPIGLIO – “Happy birthday Heidi”

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Di buon mattino, a Madonna di Campiglio, sul pascolo più antico delle Dolomiti di Brenta, al Monte Spinale, raggiungibile con la telecabina che aprirà alle 8.10, nel piccolo atelier in quota che fu del pittore delle montagne Gottfried Hofer, scorreranno le immagini dell’intera serie animata di Heidi, capolavoro del regista giapponese Isao Takahata che proprio 40 anni fa mandò in onda la prima puntata.

Heidi7+01Franco Migliacci, l’autore di «Volare» e della sigla italiana del cartone animato, in un’intervista telefonica dice che il testo della canzone di Heidi ha in sé anche l’aria delle montagne di Madonna di Campiglio, pensando alla sua «Heidi di casa», la moglie Gloria, che trascorse molte estati a Campiglio e che ama in modo particolare le Dolomiti di Brenta.

Dalle immagini in quota si discenderà a valle, a Caderzone Terme, con inaugurazione alle 18.00 presso Palazzo Lodron Bertelli, per inaugurare la mostra dal titolo “Happy Birthday Heidi” un percorso sulla storia iconografica della piccola Heidi – che ha attraversato il Novecento – con testi originali, manifesti e una grande torta di fieno.

Una giornata all’interno del Festival d’alta quota “Mistero dei monti” dedicata a questa piccola pioniera dei monti, entrata nell’immaginario collettivo grazie alla fortuna del romanzo di Johanna Spiry – più di 50 milioni di copie – e della serie animata del giapponese Isao Takahata, uno dei registi più importanti e apprezzati del cinema d’animazione insieme a Hayao Miyazaki, premio Oscar con il quale ha fondato a Tokyo lo studio Ghibli.

A lui è dedicato un omaggio in mostra, con manifesti originali della versione animata portata al cinema con tre lungometraggi, con il 45 giri della sigla originale, i francobolli e sullo sfondo la proiezione delle 52 puntate. Al centro della sala una grande torta di fieno, come il letto dove la piccola Heidi faceva bei sogni e guardava i cieli stellati d’alta quota.

Insieme ad una pennellata storico-culturale sulla storia di Heidi non potevamo dimenticare i bambini, tanto cari a Takahata e protagonisti dei suoi film animati. La scuola elementare di Caderzone Terme, tutti i bambini e le bambine con i loro insegnanti, ha portato un contributo scrivendo e disegnando un’originale idea di montagna. Di più: sapendo che nella verde piana di Caderzone ancora pascolano le Rendene portate all’alpeggio, ben tenute come si era soliti un tempo, quando «avere una vacca» era avere un tesoro, attraverso una domanda trabocchetto abbiamo trovato tre Heidi e sei Peter che, a loro insaputa, saranno premiati il giorno dell’inaugurazione della mostra. Inaugurazione che si terrà domenica 3 agosto alle ore 18 al Palazzo Lodron-Bertelli di Caderzone Terme, e che sarà condivisa con i pastori e gli allevatori che festeggiano i 20 anni della festa dell’agricoltura. Perché sia un Happy Birthday vero e vivo, come l’espressione felice e gli occhi tondi della piccola Heidi.

Storia di un volto. Dal romanzo alle serie animata.

La piccola Heidi dalle guance rosse, cartone animato del regista giapponese Isao Takahata, compie 40 anni. Ben portati se consideriamo che l’anime (serie animata) nata in Giappone nel gennaio del 1974 è una delle tante creazioni figurative della «bimba col viso rosso come un papavero», come scrive testualmente nel 1880 l’autrice svizzera Johanna Spiry, che ne concepì la storia in un fortunato romanzo.

Un personaggio che ha attraversato il Novecento indenne, sull’onda di un successo planetario: 50 milioni di copie vendute in 49 Paesi, più versioni al cinema (la più nota quella con Shirley Temple nel 1937), una colonna sonora italiana con il testo di Franco Migliacci (l’autore di «Volare») che ha venduto più di un milione di dischi, un francobollo europeo della Posta svizzera e un film in 3D che uscirà a breve.

heidi001001«Cara Heidi, abbiamo guardato tutte le tue puntate io e il mio fratellino Giulio. Anche noi come te abbiamo tanti prati in cui giocare, un cane e le caprette vicino a casa alle quali diamo il sale e le portiamo a pascolare», recita una delle lettere esposte in mostra che dimostrano l’attualità di un personaggio che pare non avere rapporti col tempo che passa.

Il personaggio di Heidi è noto al mondo intero. Tutti conoscono la storia della piccola orfanella cresciuta dal nonno, ma non tutti conoscono la sua storia figurativa. Il volto e l’espressione di questa piccola pioniera dei monti è stato interpretato di volta in volta in base alle scelte dei tanti editori che nel mondo ne hanno pubblicato il romanzo.

È curioso sapere che la prima edizione del romanzo del 1880 non era illustrata, e solo nell’edizione del 1881 appaiono tre incisioni su legno del tedesco Wilhelm Pfeiffer, nelle quali Heidi è rappresentata con i capelli ricci e scuri, e il nonno in tradizionale costume bavarese. Il romanzo, scritto in tedesco dalla Spiry, fu tradotto in francese nel 1883 e in inglese nel 1885, e da allora divenne popolarissimo in tutto il mondo, proponendo di volta in volta una Heidi dai tratti diversi: bionda con i boccoli, bruna con le trecce, rossa con i ricci. Il percorso della mostra è la storia figurativa di Heidi e alcuni di questi volti «letterari» sono esposti in mostra a Caderzone Terme in un percorso che conduce alla Heidi che tutti conosciamo e che Takahata, con rigore e freschezza, crea come cartone animato, facendola entrare nell’immaginario collettivo e nelle case di milioni di telespettatori.

Per l’Italia ne acquistò i diritti la Rai che la trasmise nel 1978, producendo una sigla con il testo di Franco Migliacci e la voce di Elisabetta Viviani, aria musicale che avrebbe viaggiato ben oltre i confini nazionali. A distanza di 40 anni la Heidi dal ciuffetto castano e dal vestito rosa-rosso che corre lungo i pendii dei monti ha occupato – dal punto di vista iconografico – lo spazio ibrido che la vedeva di volta in volta rappresentata in maniera diversa. Per tante persone Heidi è solo lei.

D’altronde, come scrive Mario Rumor, «Isao Takahata è il regista del sentimento. O meglio: fa film sul sentimento che altri non fanno perché troppo presi da una esaltante contabilità autoriale e spettacolare». I suoi piccoli personaggi sono spesso caratterizzati da storie di privazione, come l’orfanella Heidi, dove «Il bisogno d’amore si manifesta con un saldo sentimentale che si traduce spesso in una redenzione per chi sceglie d’amare. […] C’è insomma un vuoto da colmare, che i protagonisti di Takahata riempiono dal basso della loro vivacità».

Isao Takahata è uno dei registi più importanti e apprezzati del cinema d’animazione, legato da un sodalizio artistico al più celebre Hayao Miyazaki, premio Oscar con il quale ha fondato a Tokyo lo studio Ghibli.