BRESCIA – Cisl e Cgil: “La Camera di Commercio non è un carrozzone inutile”

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Con l’abolizione del “diritto annuale” e il trasferimento del “registro delle imprese” al Ministero per lo sviluppo economico, il Governo si appresta alla eliminazione di fatto delle Camere di Commercio. E’ una denuncia senza mezzi termini quella delle organizzazioni sindacali, Rsu e lavoratori della Camera di Commercio di Brescia, emersa questa mattina nel corso di una affollata assemblea nella sede di via Einaudi.

camera-commercioCon il passare dei giorni crescono infatti disagio e preoccupazione attorno alla discussione sulla riforma della Pubblica amministrazione: “Cancellando la loro principale fonte di sostentamento – affermano Cisl Funzione Pubblica e Fp Cgil – gli enti camerali vengono praticamente messi in liquidazione. Non è accettabile che per il furore demagogico che investe tutto ciò che è pubblico finiscano strutture che non hanno costi per lo Stato e che restituiscono in promozione e investimenti sul territorio l’88,9% di quanto le imprese versano come ‘diritto annuale’. Una svolta paradossale che solo apparentemente comporterà un risparmio per le imprese, penalizzandole in realtà in termini di servizi e di sostegno alle loro attività”.

Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura sono istituzioni storiche, enti autonomi di diritto pubblico, a servizio delle imprese del territorio provinciale. Nel corso del tempo hanno anticipato e supportato i bisogni e le esigenze di innovazione delle imprese e del tessuto economico di riferimento.

“La Camera di Commercio di Brescia è la seconda per dimensioni in Lombardia, conta 160 dipendenti – spiegano Cisl Funzione Pubblica e Fp Cgil – 120 mila imprese iscritte e si finanzia con entrate proprie per il 99.98%. Una realtà dinamica con quasi 21milioni di ricavi dal diritto annuale (20.711.584 euro) che ritornano sotto varie forme alle imprese (il 55.45% delle spese correnti è impiegato in attività promozionale e i contributi diretti alle imprese sommano ad oltre 260.000 euro) e pur non gravando per il suo funzionamento sulle casse statali, nel 2013 la Camera di Commercio di Brescia ha trasferito al bilancio statale 382.873 euro. Restano dunque tutte da spiegare le ragioni vere di un intervento che cancella funzioni e priva i territori di competenze che sono il valore aggiunto di un tessuto economico e produttivo”.

Molti gli interrogativi che accompagnano questa fase delicatissima per il futuro degli enti camerali: quali saranno le funzioni residue attribuite alle Camere di Commercio? Quali le fonti economiche che le finanzieranno?
Il sindacato chiede però alla politica di spiegare anche i costi aggiuntivi per imprese e cittadini derivanti dalla riforma, e di affrontare le questioni legate alle eccedenze di personale che lo svuotamento di compiti comporta.

“Serve una riforma vera – scrivono Cisl Funzione Pubblica e Fp Cgil – fatta insieme ai lavoratori, che renda più forte e meno costoso il sistema di sostegno alle imprese e allo sviluppo. A differenza del Governo che pensa di risolvere i problemi facendo di tutta un’erba un fascio, noi rispondiamo con proposte di reale discontinuità: riordino delle funzioni, razionalizzazione e integrazione della presenza sul territorio; riorganizzazione del sistema delle aziende speciali; eliminazione di duplicazioni e sovrapposizioni; garanzia dei servizi alle imprese e dei livelli occupazionali”.

“In questa fase di riassetto del sistema – argomentano i sindacati – è interesse dei lavoratori del sistema di salvaguardare le funzioni svolte, le professionalità acquisite, i livelli retributivi e i luoghi di lavoro perchè questo significa salvaguardare servizi ai cittadini ed alle imprese e posti di lavoro. E’ necessario cambiare i provvedimenti del Governo, puntando ad una riorganizzazione del sistema camerale con meno livelli, meno spese inutili e più valorizzazione delle competenze che servono allo sviluppo del Paese”.

“Chiediamo che le funzioni ad oggi svolte dalle Camere di Commercio restino pubbliche – concludono i sindacati bresciani – e vengano mantenute all’interno delle Camere. Siamo disposti a discutere di razionalizzazione del sistema camerale, ma chiediamo la salvaguardia dei servizi forniti alle imprese, degli investimenti ad oggi effettuati, dei posti di lavoro e delle professionalità che nelle camere si sono costruite nel tempo”.