ROMA – Energia, Federpetroli vs Eni: “In Italia chiudono raffinerie. Quale è il piano?”

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“Apprendiamo con piacere che anche l’Unione Petrolifera ha invitato allo sfruttamento delle risorse di idrocarburi italiane e penso che adesso ci possa essere una nuova fase di dialogo con il Governo su problemi reali che stanno danneggiando gravemente l’economia industriale italiana” ha detto il presidente della FederPetroli Italia Michele Marsiglia a margine della decisione dell’azienda energetica di Stato Eni sulla ristrutturazione e chiusura delle raffinerie in Italia. “In Europa le raffinerie ristrutturano, in Italia chiudono: queste sono barzellette. Il nuovo managment dell’Eni ci dia delle spiegazioni sulle politiche industriali del gruppo, altrimenti rischiamo il fallimento del 60% delle aziende che lavorano nell’indotto di raffinazione e, non solo.

Eni topNon stiamo più parlando di margini, di Brent, di prezzo del petrolio – continua Marsiglia – adesso si parla di persone, di famiglie e di organici che in poco meno di sei mesi resteranno senza lavoro, conseguenza delle chiusure aziendali. Con la chiusura e conversione di alcune raffinerie in Italia (IES Mantova, ENI Marghera e Roma) per non parlare della ridotta capacità di raffinazione di altre, abbiamo già assistito al fallimento di aziende che lavoravano per l’indotto. In Italia abbiamo realtà che da più di cinquant’anni realizzano il 90% del proprio fatturato grazie a quella singola raffineria. Se si guarda all’Italia come Hub Mediterraneo non possiamo andare avanti su questa strada con assenza di politica industriale energetica. Eni dovrebbe essere la ‘nostra Grande Sorella’ e sviluppare lavoro per tutta l’industria italiana, invece abbiamo le nostre aziende con +48 % di fatturato in Kazakistan.

Solitamente le Major di bandiera sono le madrine dell’industria interna di uno Stato, noi invece andremo a raffinare il nostro prodotto all’estero. Qualche mese fa sono stato ospite di alcuni raffinatori nel centro Italia che mi hanno chiesto la possibilità di autocisterne di greggio provenienti dai nostri pozzi pur di poter continuare a far funzionare i propri impianti, altrimenti per il 2015 ci sarà lo stop del Topping (processo di raffinazione). La chiusura delle infrastrutture petrolifere in Italia crea un disagio economico, strutturale e sociale per un’economia di gestione interna e verso Paesi terzi. La cosa che mi rattrista di più – continua il presidente – è che qualche anno fa, contrariamente a quello che Federpetroli Italia stava ribadendo, i grandi colossi petroliferi italiani continuavano a ripetere che la Libia era un luogo sicuro, ad oggi penso che si possa tirare una linea di sommatoria e tutti possono trarre le conclusioni.

La soluzione non è da ricercare all’estero o nella disoccupazione di massa, bisogna iniziare a produrre con i nostri giacimenti, aprire a nuove forme di tecniche estrattive non invasive e creare riserve interne di stoccaggio strategico. Il tutto si traduce in un indotto occupazionale ex novo di oltre 10 mila persone tra siti a terra ed in mare, appalti per aziende di settore ed immediate entrate per le casse dello Stato, oltre ad una bolletta energetica per le famiglie ridotta del 70%. Non vi è alcun bisogno che il Governo debba stanziare fondi per l’adeguamento degli impianti, con le riserve petrolifere italiane si riesce a far fronte a tutti i piani di investimento per la riqualificazione ambientale ed adeguamento delle strutture. FederPetroli Italia sull’argomento dell’indotto di raffinazione – conclude Marsiglia – era stata già portavoce dal 2011 per alcune situazioni che avevano creato difficoltà di approvvigionamento e lavorazione dei prodotti petroliferi per largo consumo. Serve ridefinire una Politica Energetica Nazionale”.