ROMA – Caccia e Dl 91 al Senato, Bassolini (Ln): “Toglie potere a Regioni e cancella roccoli”

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Purtroppo è con rammarico e forte preoccupazione che dobbiamo ammettere che quello che pensavamo, ma speravamo non fosse vero, è successo: alla fine un colpo di coda da parte dell’anima anticaccia dei partiti di governo (Pd e Ncd) – dice Marco Bassolini, responsabile nazionale della Caccia per la Lega Nord – hanno prima affossato votando contro l’unico emendamento che andava di fatto nello spirito del Dl 91 sanando in pieno l’infrazione 2014/2006 e rispondendo alle richieste della commissione europea di fatto con una semplice operazione di “copia incolla”. Per ragione di logica e buon senso i senatori della Lega Nord chiedevano molto semplicemente che il testo dell’art. 20 della legge europea già approvato alla camera l’11 giugno (votato dalla stessa maggioranza) venisse trascritto tale e quale in sostituzione dei primi tre commi dell’art. 16 del decreto stesso.

Caccia derogaLa brutta sorpresa – continua Bassolini – è arrivata quando i senatori del governo Renzi sono arrivati in commissione con riscritto il loro emendamento 16.10 (che in verità in origine era incompleto e ancora troppo limitativo ma in parte condivisibile) dove, oltre alla sostituzione del comma 1 dell’art. 16 aggiunge all’art. 4 della l. nr. 157/92 i commi 1-bis e 1-ter che nello specifico vanno a togliere il potere alle regioni sulla gestione dei richiami vivi di cattura, vietano l’utilizzo delle reti, prescrivono che le regole sui dettagli siano disciplinate previo parere tecnico di Ispra aumentando di fatto il potere discrezionale all’ente, vincolato la deroga istituzionale sulla gestione delle cattura a un decreto legge che dovrà essere emanato unicamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri e infine renderanno obbligatorio il censimento totale e la gestione numerica dei richiami vivi in possesso dei cacciatori (a dover di cronaca siamo partiti con un censimento chiesto dalla Regione Lombardia che veniva contestato perché doveva essere volontario ed ora di colpo diventa obbligatorio perché inserito nella legge nazionale)… Tutto questo senza che la commissione Ambiente Ue obbligasse lo Stato italiano a farlo.

Accertato che per sanare l’infrazione comunitaria 2014/2006 venisse chiesto al Governo Italiano semplicemente di correggere l’art. 4 della l. n. 157/92 (cattura temporanea e inanellamento), come già accaduto con la legge europea 2013 bis n. 1533 approvata alla camera l’11 giugno 2014 – continua Bassolini – oggi di fatto è stata siglata un’integrazione inopportuna all’art. 4 stesso che di fatto porterà la fine dei secolari roccoli e impianti di cattura, una modifica all’art. 13 riducendo di fatto il numero dei colpi nei caricatori ed infine modificato l’art. 21 proibendo il commercio di uccelli selvatici provenienti in qualsiasi paese dell’unione europea anche se abbattuti legittimamente. Ed anche tutto questo senza che nessuna sentenza, commissione europea o direttive lo stiano chiedendo allo stato italiano. La domanda sorge spontanea: se tutte queste limitazioni diventati compromessi al ribasso non sono stati richiesti, chi le ha volute?

Forse sarebbe bene conoscere chi con “lungimiranza politica” sta cercando di eliminare la caccia visto che ormai per chi non l’aveva ancora capito è palese l’indole anticaccia di questo governo che però si nasconde e si giustifica dietro un tecnicismo burocratico e giuridico per cancellare legittime e secolari tradizioni rurali e venatorie. Come Lega Nord non abbiamo avuto dubbi sul votare contro una simile condanna che è stata sentenziata con l’emendamento presentato all’ultimo secondo dai membri di Governo sull’art. 16 del DL. 91 e che di fatto porterà oltre che alla chiusura dei roccoli, a togliere potere alle Regioni accentrando tutto nelle mani del Presidente del consiglio e di Ispra, oltre a scrivere un futuro di fine certa per una tradizione secolare ma soprattutto creare preoccupazione ed incertezza ai 94 mila lavoratori che ancora oggi in Italia lavorano nella filiera collegata al settore delle armi e dell’attività venatoria e che anche nel 2013 hanno prodotto un fatturato di 9 miliardi di euro (0,5 % del Pil).