NEWGEN VOICE – Dopo il flop degli ottanta euro, è giunta l’ora della flat tax?

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La sinistra ama talmente i poveri che ogni volta che va al potere li aumenta di numero”, scriveva il grande Indro Montanelli. Con l’operazione ottanta euro, alle Europee, Matteo Renzi ha ottenuto un’ovazione popolare. Per contro, tutti gli indicatori della crisi annunciano una disfatta imminente.

 

 

Il debito pubblico è in continua ascesa, la disoccupazione giovanile non accenna a diminuire, i consumi e la domanda interna non ripartono. Secondo recenti risultati Istat, le persone in povertà relativa sono il 16 per cento della popolazione. Tra questi, in povertà assoluta, sono 6.020.000, pari al 9.9 per cento.

Sono disastri che Renzi ha in gran parte ereditato e sarebbe ingeneroso attribuirgli l’intera colpa. Ma è altrettanto ingannevole descrivere gli 80 euro mensili (che l’anno prossimo saranno, se saranno, 53) come un miracolo economico.

Ecco, quindi, rispuntare all’orizzonte, dopo anni che se ne parla senza far nulla, la flat tax. Semplificando al massimo il concetto: la tassa forfettaria non è altro che l’applicazione di un’unica aliquota d’imposta per ogni contribuente, sia esso persona fisica o giuridica, indipendentemente dal proprio reddito. Si può anche aggiungere una deduzione fissa su base famigliare per garantirne la progressività.

Essa genererebbe subito due effetti positivi. Primo: renderebbe semplice pagare le tasse. Secondo: renderebbe immediato controllare chi le ha pagate. Per un evasore sarebbe molto difficile e diseconomico nascondersi, come ora, nella selva di detrazioni, deduzioni, rimborsi, conguagli e vattelapesca vari.

Che le tasse non possano scendere solo perché non lo permettono i conti dello Stato è vero fino ad un certo punto. In tutti i Paesi in cui questo sistema è stato introdotto, infatti, la maggior fedeltà fiscale ha portato a gettiti in aumento.

Con Renzi, però, la pressione fiscale non scenderà. Anzi, è già aumentata ed aumenterà ancora. Per la sinistra, soprattutto per quella più radicale, abbassare le tasse suona troppo liberale. Un simile provvedimento andrebbe a favorire quei ceti imprenditoriali e professionali a tutt’oggi avvertiti come il nemico. Al solo nominarla, i venti di scissione interni al Partito Democratico soffiano incontrollabili. E questo il Presidente del Consiglio non può permetterselo.

Eppure, se la scommessa della flat tax dovesse funzionare, ciò che sembra un regalo per i ricchi si rivelerebbe uno sgravio per i poveri, proprio in conseguenza della minore elusione. Chi ha di più, contribuirà di più perché costerà meno di inventarsi cavilli e cercare scappatoie fiscali.

Certo, anche la tassa forfettaria, da sola, è inutile e necessita di altri accorgimenti. In particolare di una razionalizzazione (più che di tagli) della spesa pubblica, ossia di una riallocazione della spesa dagli inutili costi della politica al sostegno, dopo serio esame, degli investimenti pubblici e privati.