NEWGEN VOICE – Lago di Garda a cemento zero: parole tante, fatti pochi

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Sul Garda, almeno a parole, tutti sono d’accordo nell’azzerare il consumo di territorio e nell’investire sulla riqualificazione degli edifici esistenti. Difficile, allora, spiegare il recente verdetto di Legambiente, secondo cui:

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In soli tre anni nei Comuni del Garda della sponda bresciana il consumo di suolo è aumentato dell’1%. Tranne Sirmione (che però ne ha già consumato quasi il 60%), San Felice del Benaco e Manerba, tutti gli altri registrano una crescita, con punte del 4-5% a Toscolano e Padenghe e del 2-3% a Limone e Gardone. In sostanza, dal 2009 al 2012 più di 50 ettari sono andati persi, pari a oltre 52 campi di calcio”.

Incrementi avvenuti, tra le varie, nel bel mezzo di una crisi di cui l’edilizia è stata tra le vittime più illustri.

Nel corso di un non lontano incontro tra candidati sindaci, ricordo uno dei partecipanti millantare un rocambolesco “consumo di suolo sotto lo zero”. E non si riferiva al PGT di un’area del Polo Nord, bensì a quello di un Comune dove più di una gru campeggia sovrana.

Ora, se così fosse,  il consumo di suolo, anche quello già concesso, dovrebbe essere azzerato. E non solo: parte del cemento esistente dovrebbe essere sostituito con qualcosa di più verde di un ricordo.  A meno che, in politica, anche la matematica sia ormai un’opinione. E in Italia siamo abituati a ben di peggio.

Per cambiare davvero rotta, servono meno slogan incanta-serpenti e più impegni concreti. Qualche stralcio, il più delle volte richiesto dagli stessi proprietari in preda a panico da IMU, resta un palliativo in PGT a forte vocazione edificatoria. Servono azioni più decisive, più  coraggiose. Il Consiglio di Stato si è pronunciato in una serie di sentenze affermando che il paesaggio è bene primario e assoluto. La sua tutela deve prevalere, quindi, su ogni altro interesse, pubblico o privato che sia.

Non si tratta di ostilità pregiudiziale nei confronti degli interessi privati: sono l’anima dell’imprenditoria e quindi dell’economia. La distinzione da fare è tra interessi privati, che servono la collettività e spingono allo sviluppo, e altri interessi privati, che fanno il bene solo di chi li porta avanti a danno della società civile, come la speculazione.

Si fa un gran parlare di UNESCO ed il Benaco ha tutte le carte in regola, a livello storico e culturale, per ottenere tale riconoscimento. Ma non basterà un´etichetta, seppur prestigiosa, a tutelarne le bellezze senza azioni mirate, che partano da visioni comuni in materia di urbanistica e programmazione ambientale. Il lago è soggetto a tutela dagli anni Trenta, ma molto di ciò che è stato fatto negli ultimi  quarant’anni non va ripetuto.

Ultimamente qualcosa si sta muovendo. Si pensi al PLIS della Valtenesi o alla  Riserva naturale della rocca, del sasso e del parco lacuale di Manerba. Sul primo, d’indubbio valore naturalistico, bisogna prestare grande attenzione, sul piano gestionale e politico, affinché non si trasformi nell’ennesimo carrozzone. Quanto alla seconda, tra i più affascinanti progetti degli ultimi anni, restano da sciogliere gli ultimi nodi a livello regionale.

Dio perdona sempre, l’uomo a volte, la natura mai, se non ci si prende cura di lei” ci ricorda Papa Francesco. Oggi, più che mai, è importante scegliere bene, dare segnali forti e chiari per uno sviluppo vero, concreto ed eco-sostenibile.