MILANO – Benefici fiscali Brebemi, Legambiente vs Bettoni: “Project financing fallito”

0

“Con la richiesta di defiscalizzazione di oltre 300 milioni al Cipe, la Brebemi ha gettato la maschera: non è vero che l’opera non grava un euro sulle tasche dei cittadini”. Con queste parole Dario Balotta di Legambiente Lombardia commenta le dichiarazioni di Francesco Bettoni presidente della Brebemi. “Con la richiesta al Cipe di accedere ai benefici previsti dall’art. 33 della legge 179/12 (ex decreto Monti) cade il velo anche sull’ultimo valido motivo che giustificava la direttissima Brescia Milano: non usare risorse pubbliche.

BrebemiLa richiesta di accedere ad agevolazioni e detrazioni (Ires, Irap ed Iva) per le spese autostradali che abbiano piani economici in squilibrio – continua Balotta – dimostra la non sostenibilità del project financing adottato da Brebemi. La Brebemi a questo punto – dice ironicamente – deve restituire i premi ricevuti dall’Ocse e dalla PFI Yearbeak per il miglior project Financing italiano perché vorrebbe fare uso, anche se alla fine dei lavori, di abbondanti 500 milioni di defiscalizzazione, quasi un terzo dei costi totali. L’intervento di finanziamento chiesto allo Stato dimostra l’insostenibilità della finanza di progetto adottata perché i project financing si fanno per evitare che lo Stato paghi le infrastrutture di trasporto che si possono ripagare da sole.

Ecco gli errori di Brebemi. Il traffico è stato sovrastimato, dai 60 mila veicoli giornalieri ne transiteranno nettamente meno di 30 mila; mentre sono stati sottostimati i costi dell’opera passati da 800 milioni a 1,6 miliardi a cui bisogna aggiungere un enorme costo degli oneri finanziari e degli interessi bancari per altri 800 milioni. Neppure le tariffe più che doppie rispetto a quelle della parallela A4, che saranno triple a partire dall’anno prossimo, basteranno per far quadrare i conti.

Questa è l’amara verità da cui prendere atto. Si sono distrutti 900 ettari di suolo agricolo – conclude il responsabile dei Trasporti per Legambiente – per una prospettiva sbagliata pensando che la mobilità su strada crescesse all’infinito. Tutti sapevano che la zona tra Milano e Brescia si stava trasformando da area più industrializzata a zona più deindustrializzata d’Italia e che il traffico è diventato residenziale e pendolare togliendo lo scopo originario dell’autostrada per le lunghe distanze”.