ROMA – Bankitalia vs Istat: “10% in più di Pil da attività illegali? Non è vero”

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Il metodo di misurazione del Pil che contempla anche le attività illegali non convince affatto la Banca d’Italia. Di recente, l’Istat aveva fatto sapere che, coerentemente con le nuove linee guida di Eurostat, le stime del valore aggiunto dei Paesi membri avrebbero incluso attività quali il traffico di sostanze stupefacenti, i servizi della prostituzione e il contrabbando di sigarette o alcol.

bankitalia_h_partbEbbene, secondo l’istituto di Via Nazionale, la stima secondo cui il 10 per cento del Pil dell’Italia sia costituto da questo genere di attività è una pura ipotesi di lavoro scientifico che, per quanto possa ritenersi astrattamente valida, difficilmente potrà essere applicata nei calcoli relativi alla contabilità nazionale eseguito dall’Istat. Per palazzo Koch “sono stime che vanno ridimensionate e che ora è difficile avanzare ma sicuramente l’impatto sarà molto più contenuto”.

Tali considerazione sono particolarmente importanti ai fini dei conteggi relativi alla bilancia dei pagamenti e ai flussi di capitali stranieri indirizzati verso i nostri titoli di Stato: in particolare, gli impatti sui dati di conto corrente varierebbero di una percentuale compresa, al massimo, tra il -0,1 e il -0,2 per cento, quelli sulla posizione nazionale all’estero del -0,5 per cento e quelli sulle esportazioni sul Pil dello 0,5 per cento.

Altresì, le nuove disposizioni non alterano il quadro del conto corrente attivo (1 per cento del Pil, rispetto al 3,4 per cento del 2010) grazie, in particolare, al saldo delle merci inclusi i beni non energetici.

Fonte: CGIA