GARDONE – No armi da guerra sul mercato, Tar dà ragione al Banco Nazionale di Prova

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Le armi usate in guerra, anche se solo per una volontà di collezionismo, non possono essere importate e vendute attraverso il mercato civile italiano come può avvenire, invece, per una comune arma da sparo. A emettere la sentenza è stata nei giorni scorsi la Prima sezione del Tar di Brescia presieduta da Angelo De Zotti con il consigliere estensore del dispositivo Francesco Gambato Spisani.

Arma guerraCome riporta il Giornale di Brescia, il tribunale amministrativo regionale, quindi, ha dato ragione al Banco Nazionale di Prova di Gardone Valtrompia, unico ente certificato in Italia per testare le armi da immettere poi sul mercato, che non aveva concesso il nulla osta alla Guns Trade Srl di Reggio Emilia e alla Defense Technology Group di Varese.

Le due aziende, infatti, si erano rivolte all’istituto valtrumplino per importare e vendere, a fini di collezionismo e attività sportiva, la pistola FN Random di calibro 223 Remington del modello Mini Archer prodotta in Polonia e della pistola Olympic Arms calibro 223 Remington e calibro 5 americana. I giudici amministrativi, infatti, applicando un comma della legge 110 del 1975 che include altre norme sul controllo delle armi, munizioni ed esplosivi, hanno sottolineato come le due armi in questione utilizzino gli stessi proiettili di quelle da guerra, come in dotazione all’esercito militare della Nato e usate dai militari nel vecchio Patto di Varsavia.

In pratica, trattandosi di armi belliche o che comuq, non possono essere vendute e importate sul mercato tradizionale italiano, come invece può avvenire negli Stati Uniti dove tutti hanno diritto a un’arma. Il consigliere estensore Spinasi, in sede di commento alla sentenza ha parlato di un “provvedimento restrittivo, ma in linea con l’ordinamento italiano”.