BRESCIA – Interrogazione M5S sulle “biomasse” conferite all’impianto A2A

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“Spett.li Uffici Stampa, ho provveduto a depositare, presso gli uffici competenti del Senato della Repubblica, un’interrogazione rivolta al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti. Il testo è consultabile al seguente link: http://goo.gl/bVRXwr.

Due gli obiettivi:
1. segnalare l’uso distorto del termine “biomasse” che si è fatto negli ultimi anni a Brescia con riferimento ai rifiuti conferiti all’impianto di incenerimento di A2A, in particolare in occasione della recente concessione della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) da parte della regione Lombardia;
2. stimolare le Istituzioni ad una revisione degli accordi intrapresi, certo non orientati alla difesa della salute umana e dell’ambiente, nonché distanti dalla pratica di “decommissioning”, ovvero di selettiva e progressiva disattivazione degli impianti di smaltimento presenti in Lombardia – dunque anche in Brescia -, avviata dalla Regione.

vito-crimi-fantozzi-radio-belva-3L’azienda e le Amministrazioni che si sono succedute in questi anni alla guida della città hanno sempre raccontato ai cittadini che l’inceneritore bruciava “biomasse” per un terzo del materiale conferito, ovvero circa il 30%. Questo sarebbe stato il compromesso tramite il quale fu autorizzato l’avvio, nel 2004, della terza linea di combustione, sulla carta esclusivamente dedicata allo smaltimento delle “biomasse”, con tanto di indennizzo versato al Comune per ogni tonnellata bruciata. L’obiettivo era chiaro: far digerire la presenza di un mostro in grado di distruggere risorse per sempre a costi spropositati e inserirlo in un contesto a tratti “ambientalista”, perfino rispettoso dell’ambiente.

In seguito alla Conferenza Regionale dei Servizi tenutasi il 22 gennaio scorso, la Regione Lombardia ha rilasciato la nuova A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale) per l’inceneritore di Brescia (decreto n. 1494 del 25/02/2014 della Direzione Generale Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile della Regione Lombardia). Sulla stampa locale, Sindaco e assessori hanno dichiarato a più riprese che, a loro avviso, Brescia era riuscita a portare a casa un importante risultato: il mantenimento del «30% di biomassa» sul totale conferito, in continuità – sempre a loro avviso – con la tradizionale attività svolta dall’impianto («quando l’inceneritore nacque il Comune espresse l’orientamento: 30% di biomasse e tetto al conferito», Emilio Del Bono, Sindaco di Brescia, Bresciaoggi, 22 gennaio 2014).

La realtà è ben diversa. Dai codici C.E.R. dei rifiuti bruciati nel solo anno 2012, risulta che i materiali riconducibili alla definizione di “biomassa” avviati alla combustione superano a stento il 2% (si veda la tabella 3b in seconda pagina).
Escludendo dal totale conferito i rifiuti solidi urbani (49%), il resto sono tutti speciali (tabella 3°).

La nuova A.I.A. disposta dalla Regione Lombardia stabilisce inoltre che sul totale dei rifiuti conferiti i rifiuti “speciali” – non le biomasse – dovranno essere almeno il 30%. A confermarlo sono sempre i codici C.E.R. dei rifiuti ai quali la nuova A.I.A. garantisce l’accesso all’impianto per il futuro (Tabella B4 del dispositivo emanato dalla Regione).

L’Amministrazione comunale bresciana ha dunque preso un abbaglio, arrivando a dichiarare il falso ai cittadini bresciani. E questo, sì, in netta continuità con una tradizione all’insegna delle “bioballe”. Per una volta, dicano la verità.

Per anni hanno sostenuto che bruciavano il 30% di biomassa, in realtà sono sempre stati rifiuti speciali. E ancora lo saranno.
D’altronde, la stessa azienda ha già da tempo indicato i rifiuti ‘speciali’ quale via maestra con cui sfamare il mostro nel prossimo futuro: «L’inceneritore non si tocca, in futuro rifiuti speciali da tutta Italia» (Paolo Rossetti, direttore generale A2A, Corriere della Sera – Brescia, 8 dicembre 2013).

Si compie così il destino di un’azienda pubblica svenduta al mercato delle vacche e lasciata colpevolmente preda di sciacalli privati. È l’ennesima prova che quando i cittadini vengono convinti da politici inadeguati ad offrire una mano, le iene si prendono il braccio. E non solo quello”.

Vito Crimi