ROMA – Aprile, calano i prezzi delle commodity alimentari

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Calano in aprile i prezzi delle materie prime alimentari: l’indice elaborato dalla Fao segnala una flessione dell’1,6%; rispetto all’aprile dello scorso anno la variazione è pari a -3,5%. Il ribasso è dovuto soprattutto al brusco calo dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari e in misura minore dello zucchero e dell’olio vegetale, mentre per carne e cereali si è registrato un leggero aumento. Il Fao Food Price Index è calcolato come media di cinque sotto-indici, ponderati sulla quota media di esportazioni di ciascun gruppo nel periodo 2002-2004; in totale sono prese in considerazione 73 quotazioni rappresentative dei prezzi internazionali delle commodity alimentari.

seconda-prova-2013-maturita-alimentazioneNel dettaglio, l’indice dei prezzi lattiero – caseari è calato di ben 6,3 punti percentuali; a pesare sull’andamento dei prezzi, le minori importazioni della Cina, primo paese importatore di latte intero in polvere e secondo per il latte magro in polvere, e dalla Russia, principale importatore di burro. In calo anche i prezzi dell’olio vegetale, -2,8%, con le quotazioni dell’olio di palma in caduta dopo la pubblicazione di rapporti che segnalano una domanda di importazioni inferiore alle attese, in particolare nell’Unione Europea, mentre le esportazioni dalla Malesia hanno risentito del persistente rafforzamento del ringitt, la valuta malese. Per lo zucchero, invece, il calo dell’1,6% è da attribuire alle ampie disponibilità di questa materia nelle aree di maggiore produzione, Tailandia, India e Australia; le condizioni di tempo asciutto in molti paesi produttori dovrebbero poi aumentare il livello di saccarosio e anche questo fattore pesa sulle quotazioni.

Meno accentuato, +0,5%, rispetto a quanto registrato in febbraio e marzo, l’aumento dei prezzi dei cereali: le tensioni in Ucraina hanno avuto un effetto minimo sulle spedizioni di grano e sono migliorate le condizioni meteo negli Usa; da notare che, nonostante gli aumenti registrati negli ultimi mesi, la variazione a un anno di questo indice resta negativa, -10,3%. Quanto alla carne, l’incremento dello 0,4% è dovuto a un aumento dei prezzi della carne di maiale, in parte legato alle preoccupazioni sull’impatto del virus PED sulle esportazioni degli Stati Uniti, mentre i prezzi della carne bovina sono prossimi ai massimi storici, a causa del clima asciutto che colpisce la produzione in Australia e negli Stati Uniti.

Fonte: CGIA