BRESCIA – Debiti aziende lombarde, risanamento difficile per 1 su 2

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La metà delle società lombarde che hanno presentato una domanda di concordato preventivo o di accordo di ristrutturazione dei debiti nel periodo gennaio 2011 – giugno 2013 è fallita e solo il 18% dei concordati è stato omologato. Questi ed altri dati di rilievo sulle strade percorse dalle imprese lombarde in crisi oggi sono stati diffusi presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università degli Studi di Brescia, nel corso del seminario “La dimensione economica ed operativa dei nuovi strumenti giuridici per il risanamento delle imprese”.

fallimento-impresa-negozio-fotogramma-324x230L’incontro, che ha visto la presenza di rappresentanti del mondo universitario, industriale, di giudici ed esperti di diritto fallimentare, ha illustrato i risultati di una ricerca condotta dall’Osservatorio sulla crisi e sui processi di risanamento delle imprese dell’Università degli Studi di Brescia nell’ambito di un progetto più ampio coordinato dalla prof.ssa Monica Veneziani, finanziato da UBI Banco di Brescia, Banca Valle Camonica e dalla Fondazione EULO. Durante l’incontro è stata presentata un’analisi esclusiva sul fenomeno della crisi che si è concentrata sull’individuazione di un campione rappresentativo di imprese che hanno avviato un processo di risanamento mediante il ricorso al concordato preventivo e all’accordo di ristrutturazione dei debiti. Tra le valutazioni effettuate sono stati indagati il grado di prevedibilità delle situazioni di crisi ed il livello generale di efficacia delle procedure previste per la soluzione negoziale della stessa. La particolare importanza dei risultati ottenuti poggia su tre fattori determinanti: il contesto di crisi del tutto eccezionale; le novità giuridiche introdotte in materia negli ultimi anni (concordato in bianco); l’estensione geografica e numerica del campione analizzato.

L’analisi è stata infatti condotta sulla base delle informazioni acquisite grazie alla collaborazione delle sezioni fallimentari di cinque Tribunali Lombardi – Milano, Bergamo, Brescia, Cremona e Crema (ora accorpato al capoluogo di provincia), ai quali si aggiungerà Mantova – che hanno fornito la documentazione specifica oggetto di riservata elaborazione all’interno dell’Osservatorio, ed ha interessato le procedure depositate in Tribunale nel periodo dal 2011 al 30 Giugno 2013 con riferimento ai principali settori di attività.

Dall’analisi emerge che la maggior parte delle imprese (87%) non riesce a concludere accordi con il 60% dei creditori (e dunque a ricorrere ad un accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis Legge Fallimentare); la conseguenza è il comune ripiegamento sul concordato preventivo che, in definitiva, rimane lo strumento di gran lunga più utilizzato.

Tra le imprese più colpite dalla crisi che hanno attivato tali procedure vanno segnalate quelle riconducibili ai settori edile/costruzioni e del commercio. La ricerca si è focalizzata, inoltre, sull’individuazione di alcuni aspetti rilevanti dei processi di crisi e risanamento, quali il tipo di proposta, la percentuale di pagamento delle diverse classi di creditori, la presenza di garanzie, la durata, l’esistenza di continuità aziendale, ecc. Particolare attenzione è stata inoltre riservata all’individuazione delle cause più frequenti di insuccesso (fallimento) che ha caratterizzato oltre il 55% delle imprese che sono ricorse ad una delle procedure analizzate. “Una percentuale così elevata di esiti negativi, per chi ha fatto ricorso ad una procedura concorsuale” secondo il prof. Alberto Mazzoleni referente organizzativo della ricerca, “lascia intuire una fisiologica incapacità delle imprese di costruire e proporre piani di risanamento efficaci, oltre ad un contesto di elevata incertezza derivante da differenti prassi/interpretazioni dei Tribunali”.

Per quanto riguarda le più recenti introduzioni normative, il ricorso al concordato in bianco è stato molto elevato a causa dei suoi effetti protettivi, ma non ha dato risultati pienamente soddisfacenti, poiché solamente il 66% delle imprese l’ha fatto seguire dalla presentazione di un effettivo piano di risanamento. “Alla luce dei risultati relativi alla procedura di Pre-concordato” dichiara il prof. Claudio Teodori, Prorettore dell’Università degli Studi di Brescia, “risulta evidente un’efficacia solo parziale della novità normativa introdotta che, a livello di sistema, può anche produrre effetti negativi in termini concorrenziali”. Tali valutazioni evidenziano, infatti, che da parte del Legislatore vi sia la possibilità di implementare le normative esistenti con interventi correttivi ancora più efficaci e, da parte delle imprese, la necessità di un maggiore impegno nella ricerca, interna o esterna, di tutte le soluzioni finalizzate alla presentazione di un piano di risanamento efficace. “La completezza della documentazione resta un elemento fondamentale per una corretta valutazione delle proposte di risanamento, ma non sempre viene rilevata” sottolinea il prof. Alberto Falini, professore del Dipartimento di Economia e Management “e per questo risulta necessaria una rivalutazione del ruolo dei principi aziendalistici”.